Zero Stati?
Editoriale di Lucio Caracciolo
Pulsione autoerotica che sfocia in collettive manie di grandezza, rego-larmente frustrate dallo specchio di Grimilde, petulante antenatodell’autoscatto. Più di ogni fantasia, il narcisismo è ingestibile. Inducesovrapproduzione di irrealtà. Ti sogni centro di mondi meravigliosi, fat-ti a tua immagine e somiglianza, fnché non sbatti contro i muri deglialtri selfsti. Per informazioni rivolgersi a Donald J. Trump, campioneinarrivabile di questa larga Internazionale, emblema del tempo nostro.Non ordinario, tantomeno ordinato.Il lettore avrà capito che la metafora rubata al genio dei fratelliGrimm descrive Caoslandia. Terre del disordine che bordeggiamo men-tre agitano le acque del Medioceano – il Mediterraneo crocevia fraAtlantico e Indo-Pacifco – da cui dipende il nostro benessere, avremmodetto ieri. La nostra esistenza, soggiungiamo oggi, quando Guerra Gran-de tinge di rosso – colore d’allarme – le onde di casa (carta a colori 1).Realtà spiacevoli invitano ad allestire false quinte teatrali a copertu-ra del retropalco. Noi italiani ne siamo specialisti. Favoriti dalla bolla dimolto diseguale agio che aiuta a immaginarci fgli viziati di un fortuno-so destino, immuni dal caos che ci ribolle intorno. E da buoni economi-cisti, notiamo come la guerra possa produrre ricchezze forse effmere,mal distribuite ma assai consistenti in qualche Narciso bellicista, peresempio il russo (industria militare e agricoltura), fnanco l’israeliano
Zero Stati?
(l’immobiliare è in boom). Intanto i politologi brandiscono la teoria del-la scelta razionale cara agli economisti, per cui i protagonisti dei con-fitti sono accomunati dalla medesima idea di costi e benefci, che natu-ralmente produrrà vantaggi per tutti.Da amanti del teatro vero, ci permettiamo di dubitare delle trasfgu-razioni pseudogeopolitiche della rational choice, recitate a soggetto daglieserciti di solipsisti conftti nell’autocontemplazione che si accorgono deiloro simili marcianti in direzione opposta quando vanno a sbatterci.Rovesciando il Faust: i paradisi scenici di cui godiamo sono parte diquella forza che eternamente vuole il bene ed eternamente opera il male.Tanta premessa trova tragica applicazione a Gaza e nelle terre le-vantine di strategico rilievo per l’Italia. Nostro estero vicino, affacciatosul già nostro ormai altrui mare, che ci ostiniamo a pensare esotico. Pernon volerlo studiare.# 2. Il premio della nostra giuria virtuale per la migliore fction «geo- politica» volta a redimere Caos in Cosmo – disordine in ordine, guerrain pace – lo vince SuperTrump. A mani basse. Il suo piano per la «paceeterna», che scioglie nodi plurimillenari in Medio Oriente a partire dalmartirio dei palestinesi della Striscia da volgere in Riviera, non pareavviato a redimere la regione (carta 1). Passa rapida mano di vernice aspecchio su dispute quelle sì millenarie fra attori non inclini a rispettareil precetto dello scespiriano conte di Kent: «Professo di essere non menodi quel che sembro» 1.L’immodesto tentativo qui azzardato è di iniettare un grammo direaltà nelle fantasie correnti, liberalmente mediatizzate da mainstreame social. Al centro, le guerre di Israele. Lo Stato ebraico rischia la pelleperché cercando di scongiurare o ritardare la resa dei conti fra le suefazioni, estesa alle istituzioni civili, militari e di intelligence, si è caccia-to in confitti infnibili mascherati da prologhi della Vittoria Decisiva(vedi l’articolo di Giuseppe De Ruvo alle pp. 41-58). Per i critici con-vinti che geopolitica sia cabala di burattinai, è perversione di un matu-ro leader sotto schiaffo della moglie quindi dei magistrati.Recitazione che trascura i dati profondi. Storici e strutturali. Ne se-gnaliamo uno solo, parlante. Allo stato, gli israeliani più fedeli allo Statonon proprio loro sono gli arabi – cittadini di serie B, ospiti con patentino
a Gerusalemme Est – che ingenui avrebbero immaginato rivoltarsi con-tro il carnefce dei «fratelli» di Gaza. E invece no. Sommiamo a questasorprendente sorpresa l’odio fra Õamås e non-Autorità nazionale pale-stinese arroccata a Råmallåh. Tiriamo le somme. Su quali basi nazio-nali dovrebbe un giorno forire la Palestina ancella di Israele cantata
M a rM e di t e r ra n e o Attuale linea di controllo delle Forze di difesa israeliane (Idf)Linea del ritiro iniziale dell’esercito e rilascio degli ostaggiLinea del secondo ritiro delle Idf quando verrà mobilitatauna forza internazionale di stabilizzazione secondogli standard stabiliti nel piano TrumpTerza linea di sicurezza e area cuscinetto “Fine della Guerra di Gaza” Fonte: The White House, Comprehensive Plan to End the Gaza Confict, 29/9/2025
nella favola dei Due Stati, pezzo forte di ogni pièce diplomatica volta arimuovere la realtà e, certo involontariamente, a proseguire i massacri?E su quale terra sorgerebbe Palestina, visto che a Gerusalemme impaz-zano i seguaci di un (anti)sionismo teocratico che Bibbia in mano sra-giona di Nilo ed Eufrate, Damasco e Baghdad?Di qui cinque paradossi in forma di premesse. Intesi guida nel labi-rinto delle analisi espresse dagli articoli che seguono. Per titoli.Primo. Siamo tra sabbie e acque per secoli rette da califfati ispirati aMaometto. Supremo l’abbaside (750-1258). Dal medioevo fno a metàNovecento invasi, contesi e spartiti per la maggior gloria di potenze co-loniali europee e asiatiche. Poi distinti tra non allineati o bipartiti nellesfere d’infuenza di America e Unione Sovietica. Oggi come ieri, spazipunteggiati da poteri tribali, clanici e settari di vario tono islamico. «Sta-ti» che nulla hanno a che vedere con l’idealtipo dello Stato nazionaleeterogeneo, radice dimenticata perché sfgurata delle nostre democrazieliberali, ai cui princìpi ci confessiamo irrealisticamente affezionati. Ildiritto internazionale, velo pudico che ognuno interpreta e disattende amodo suo, postula un mondo di Stati nazionali, coronati dalle NazioniUnite, futili ma troppo utili al teatro collettivo per essere svelate tali. Co-me oscurare la realtà e impedire di trattarla. Propaganda ex imperialepretende che antiche colonie siano volte in Stati simili al paradigmaeuroccidentale. Mentre continuiamo a chiederci perché la fraternitàdelle non sempre ex colonie inventi il Sud Globale.Secondo. Il genocidio dei palestinesi – epicentro Gaza, incipiente inCisgiordania – è onda anomala della non-strategia israeliana. Rifessoche induce lo Stato ebraico – Stato di nome e di fatto, tuttora il più po-tente e sviluppato nella regione – a comportarsi come fosse Davidequando è Golia. Travestimento che eccita la vena suicidaria ereditatada secoli di diaspore e persecuzioni. Eppure i potentati energetico-isla-mici dell’area smaniano da anni per agganciare il treno israeliano,soprattutto le sue tecnologie civili, militari e duali. Vedi accordi diAbramo. Creati con passione geo-imprenditoriale da Trump e dall’in-traprendente genero Jared Kushner insieme ai soci arabo-islamici concameo di Tony Blair, consulente della Bp (British Petroleum, Blair Pe-troleum per i mascalzoni) oggi risultano ibernati. Ma i nostri non di-sperano di riesumarli un giorno con strepitosi festeggiamenti e lumina-rie sui grattacieli della Riviera di Gaza. Se li scongelassimo ora li sco-priremmo defunti.
Terzo. Nella sua non-strategia Israele ha un solo imperativo: il Nemiconecessario. Per i primi vent’anni lo furono gli «Stati» (per le virgolette vedisopra) arabi, sgominati nei Sei giorni del 1967 che sconvolsero il MedioOriente. Vittoria che ha caricato lo Stato ebraico della gestione diretta oper interposto vigilante palestinese della Cisgiordania. Colonia piena diarabi, da spingere gentilmente un poco più in là. Magari oltre il Fiume,dove potrebbero farsi Palestina a spese di beduini e re hashemita. Il gover-no di Bibi Netanyahu freme. Vuole battezzare proprie via formale annes-sione quelle terre che già domina. Per registrare fnalmente all’anagrafedue gemelli cinquantottenni biblicamente rinominati Giudea e Samaria,i teo-falchi di Gerusalemme e i maneschi coloni delle colline sarebberopronti a scatenare l’apocalisse. Quando la commedia diventa tragedia.Quarto. Unico Nemico restante è l’Iran, con i suoi più o meno infe-deli clienti arabi che fno a ieri gli garantivano sbocco sul Medioceano.Il più periferico e meno famoso tra questi era Õamås, che Bibi è riuscitoa elevare da banda di terroristi a marchio globale della Palestina, causaattraente anche perché persa. Le guerre in cui fra un successo e l’altro– vero, inventato, comunque provvisorio – Israele seziona sé stesso deri-vano da un voluto errore di calcolo del suo governo, come capita aitroppo astuti che si imbrogliano da soli: trattare l’orrore del 7 ottobre –scatenato ma non pienamente controllato dalle milizie gaziane diÕamås più altre schegge assetate di vendetta – da minaccia esistenziale.Neanche Sinwår potesse conquistare Gerusalemme. La scelta di Bibi mi-rava a radunare la nazione attorno alla bandiera per dedicarsi allosmantellamento dell’impero persiano tra Iraq, Sirie e Libano. Scopo ulti-mo, fratturare l’Iran in staterelli «indipendenti». In alternativa, imporviun altro Ciro, non esattamente reincarnazione del Grande salvatoredegli ebrei, sul restaurato trono del Pavone. Previ altri bombardamenti,probabili nei prossimi mesi. Nell’attesa, Trump apre con sprezzo del ri-dicolo all’ammissione dell’Iran post-khomeinista nel blocco ebraico-mu-sulmano frmato Abramo, nato per contenere quel che resta dell’Iranmedesimo. La nobile Persia buona scaccerà la cattiva.Quinto. Futuro già cominciato. Se riuscirà a sopravvivere e a ricuci-re le dispute fra le sue tribù, Israele affronterà quale Nemico supremo laTurchia, con cui aveva condiviso per decenni maschia amicizia tra mi-litari e Stati profondi. L’impero turco in troppo esuberante riespansionefronteggia a breve distanza le avanguardie israeliane, attendate pressoDamasco. Posta in gioco della partita turco-israeliana è il controllo de-
gli Stretti medioceanici, da Bosforo-Dardanelli a Suez e Båb al-Mandab.Quindi delle risorse e condutture energetiche, che insieme al reticolodigitale sottomarino connettono l’Asia all’Eurafrica e al resto del piane-ta. Area di scontro prevista Cipro Nord, perno della Patria Blu escogitatadagli ammiragli di Erdoãan, pezzo indimenticato del cuore suo e deipatrioti turchi. Ad Ankara si affnano i piani per proteggere quella basemedioceanica dall’eventuale attacco di Gerusalemme, che conta sulcoinvolgimento della Grecia e degli anglo-francesi (vedi l’articolo di Da-niele Santoro alle pp. 109-123). E, se ce ne sarà tempo e possibilità, sulritorno di Washington agli affari esterni all’emisfero occidentale, cuiTrump antepone la guerra ai «nemici di dentro» (carta a colori 2).Tempo di rientrare nel presente. Occhio alle lancette dell’orologio dei### Narcisi.
Giordano non avremo né uno Stato ebraico né una Palestina e nemme-no l’Isratina binazionale, utopia frmata Gheddaf? 2. Oggi queste do-mande paiono legittime. L’alternativa è fra Grande Israele, prescritto daDio e perseguito contro tutti e tutto dal governo di Gerusalemme, e nes-suno Stato, esito avvelenato della para-geopolitica secondo il Libro. Im-possibile tornare indietro. Il massacro scatenato da Õamås e la terrif-cante risposta di Israele escludono il ripristino dello status quo ante.Abbiamo avuto un prima e avremo un dopo 7 ottobre. Il dopo sarà so-prattutto determinato da Gerusalemme, in associazione o dissociazionecon Washington. Nell’immediato, dalla disponibilità di Netanyahu ascendere dal piedestallo di inviato del Signore deputato alla liquidazio-ne del Nemico terrorista per riscoprire il pragmatismo in cui un tempoeccelleva. O sgombrare il campo per amore di Israele (carta a colori 3).Peseranno meno le scelte di Õamås, che comunque canterà vittoriaperché continuerà a esistere. La sequenza di cessate-il-fuoco, scambi diostaggi israeliani e prigionieri palestinesi in vista di una tregua a Gazae in Cisgiordania senza prospettive di vera pace, sarebbe sbocco logico,troppo logico. Vedremo quanto concreto. Ma eventualmente, quando? Ilcronometro di Bibi è fermo sulla vittoria «in qualche settimana» annun-ciata all’indomani del 7 ottobre. È anche una corsa contro il tempo. Piùscorre meno semplice sarà ricompattare Israele.
Che cos’era l’ante-7 ottobre che non rivedremo più? L’industria qua-rantennale del perpetuo negoziato ultra-asimmetrico fra il più potenteStato del Medio Oriente, sostenuto dalla massima potenza mondiale, el’arcipelago palestinese oggi spartito fra Õamås, perno della resistenzaislamista in armi, e Autorità nazionale palestinese, pseudo-amministra-zione dei coriandoli di Cisgiordania per conto (in banca estera) e sotto ilcontrollo di Israele. In comune un privilegio: l’essere stati entrambi a libropaga dello Stato ebraico (Õamås dalla nascita al 6 ottobre, all’Anp Bibista prosciugando i già modesti incentivi). Fra i capi delle intelligence mi-litari di Õamås e di Israele vigeva da anni intimità. Spontanea tra perso-ne abbastanza intelligenti da vegliare sul teatro non così segreto dellacoesistenza fra nemici che hanno necessità di restar tali. Teatro allestitocon i soldi del Qatar e non solo, con la collaborazione dell’Egitto – l’altroguardiano di Gaza – e sotto supervisione a stelle e strisce. Obiettivo di Ge-rusalemme: perpetuare lo stallo nella Striscia abbandonata ai milizianiislamisti. Per stroncare qualsiasi velleità di unità palestinese, Netanyahuteneva ai suoi utili terroristi di Gaza come ai sovrannumerari di Råmallåh,specialisti nella commemorazione della Nakba – Catastrofe per il popolodi Palestina cacciato o (versione preferita dagli israeliani) scappato dicasa nel 1948-49 – in allegre sflate di moda 3. Eccesso di zelo, stante larefrattarietà dei palestinesi a riconoscersi sotto la stessa bandiera. Siaquella storica dell’Olp, ormai vintage, sia una sua eventuale reinvenzioneaddobbata con nuovi colori.L’astuzia volpina di Bibi non era originale. La fliale dei Fratelli musul-mani egiziani aperta a Gaza nel 1987 era stata supportata dal leader la-burista Yitzhak Rabin per spaccare il fronte avverso. Lui stesso se ne confes-serà angosciato poco prima di venire assassinato da un fanatico che oggi sisarebbe volentieri identifcato con l’ala ultrareligiosa del governo. La tatticadi Rabin fu legge per i successivi premier. Incluso Netanyahu, che fno al 7ottobre si compiaceva di tanta scaltrezza. Non è detto se ne sia pentito.A patrocinare l’industria della non-soluzione, con alterno brio, l’Ame-rica imperiale. Nella doppia veste di mediatrice e garante dello Stato ebrai-co. Arbitro giocatore. Il massimo per Israele. Quando hai dalla tua l’egemo-ne mondiale, stai sicuro che la partita non la perdi. In tal contesto, unadecente spartizione dell’esiguo spazio conteso era soggettivamente impossi-bile. Lo Stato ebraico ha gestito a lungo questo vantaggio incolmabile. Bloc- Grande in Terrasanta», pp. 95-100.
cato l’avvento di una Palestina dalla dignità (para)statuale, gli bastavaimpegnarsi in brevi campagne di manutenzione bellica dagli esiti via viameno brillanti eppure mai perigliosi. Fra l’una e l’altra gustava una dopol’altra fette di torta su cui fngeva di negoziare. I palestinesi preferivanorestare al gioco piuttosto che esserne esclusi. Meglio qualche avanzo di dol-ce dal retrosapore amaro che nulla. L’essenziale era e resta il posto a tavola.Essere «riconosciuti» – d’obbligo le virgolette – degni di negoziare con i pro-pri dominatori. Detto, scritto e praticato con bollo a stelle e strisce. Sindro-me degli alberghi di lusso su cui ironizzava il primo presidente di Israele,Chaim Weizmann. Il fascino delle cinque stelle, grado alberghiero minimoper i professionisti della negoziazione il cui interesse vitale è confermarsitali, rivive a Doha con sostanzioso upgrade, malgrado il tragico intervallodel 9 settembre – attacco israeliano fuori bersaglio contro i vertici di Õamås.Certo, si allestiscono ancora tavoli diplomatici nei formati più vari.Si sparecchia e riapparecchia a ritmo frenetico, ogni volta con qualcheposto in meno vista la compulsione israeliana a colpire gli interlocutoritroppo disponibili al compromesso. Ma rispetto al glorioso passato le po-ste in gioco sono defazionate. Si tratta su quando e come sospendere icombattimenti, scambiare in rapporti alquanto asimmetrici gli ostaggiisraeliani vivi o morti con ergastolani palestinesi, amministrare aiutiumanitari per i gaziani a genocidio in corso e deportazione in vista.Altro che pace in Terrasanta.I fatti cambiano e le parole d’ordine restano. Nel blob della diplomaziainternazionale lo slogan dei Due Stati continua a smerciarsi con apparen-te successo. Nella migliore ipotesi, rifessi condizionati. Voci dell’inconscioche parlano per sogni. Ma questa fantasia non è morta all’alba. Sopravviveal suo tramonto. E alla grande. Nell’ecumene tutta, salvo Israele.Di fatto una micro-Palestina vigeva dal 2005, quando il primo mini-stro Ariel Sharon, d’intesa col Bush minore, ordinò il ritiro dalla Strisciacon smantellamento delle relative oasi coloniali per affermare chiusauna volta per tutte la questione palestinese. Operazione Formaldeide, nel-la versione del suo braccio destro Dov Weissglas. Deputata a imbalsama-re la salma del mai nato Stato palestinese, a «congelare il processo di pacefnché i palestinesi non diventeranno fnlandesi» 4. Weissglas non potevaimmaginarlo, ma in base al suo parametro se oggi i palestinesi si conver-tissero alla sua pace entrerebbero nella Nato. Alleati del suo protettore. 6/10/2004.
Vent’anni dopo, Netanyahu è impegnato in una guerra d’impattomondiale centrata su Gaza e Cisgiordania, estesa dall’altopiano iranicoall’incrocio del Mar Rosso con l’Oceano Indiano, a Hormuz, negli Iraq,nelle Sirie e in Libano. Estendibile ovunque sopravviva un terrorista daeliminare, un’ambizione atomica da disinnescare. Tutto per ripararealla disastrosa ritirata di Sharon dalla Striscia. E al seguente subappaltoa Õamås.Oggi Bibi pare intento a sabotare il piano negoziato con Trump perun’uscita dignitosa dal tunnel strategico in cui si è fccato mentre i suoimilitari rischiano la vita nei 500 chilometri della «metropolitana» di Ga-za. «Guerra dei topi» condotta controvoglia dal capo delle sue Forze ar-mate, per il quale è follia.Netanyahu è fnito prigioniero di sé stesso. Con lui il suo popolo. Perimpedire la fnzione dell’impossibile Stato di Palestina, inesistente dun-que riconosciuto da 157 Stati sui 193 delle Nazioni Unite – più SantaSede, che gelosa custodisce lo status di osservatore onde vietarsi di votaree così schivare il peccato veniale di leso ecumenismo – Bibi ha schiuso leporte dell’inferno. Per la prima volta dopo la vittoriosa guerra di indi-pendenza del 1948, Israele rischia di non avere futuro. Agognando laluce in fondo ai tunnel sotto la Striscia, il soldato di Israele teme di nonvedere la luce del sole ma quella del camion terrorista che gli si fondaaddosso. Lo Stato ebraico non può perdere per effetto di batosta militarema perché nella fase della massima crisi interna ha deciso di ingaggiarequella che nei piani sarebbe dovuta essere la guerra per fnire tutte le sueguerre. Ma che potrebbe fnire sé stesso.Netanyahu si è illuso di poter continuare a viaggiare da copilota sultreno americano in deragliamento. Gli Stati Uniti sono in lotta per scon-giurare il cedimento strutturale che ne minaccia identità e istituzioni.Lo stesso morbo di Israele. Due potenze malate non ne fanno una sana.
Israele destra contro sinistra signifcaebrei contro israeliani» 6. E il pacifstaUri Avnery: «Noi abbiamo non solodue blocchi politici, ma due culture,in realtà due nazioni separate» 7. Era-no passati sette anni dalla pittorescafondazione dello «Stato di Giudea» periniziativa del rabbino Mehir Kahane,riferimento non solo spirituale delladestra estremista, in una sala delloSheraton Plaza di Gerusalemme.Evento allora trascurato dai media.Invece premonitore.Lo storico antisionista Ilan Pappéha appena pubblicato La fne di Israe-le, diagnosi del collasso del sionismoin tutte le sue varianti e prefgurazio-ne di una Palestina senza Israele, na-scita annunciata per il 2040 8. Pappé profetizza che la parabola delloStato ebraico si chiuderà per scissione tra Israele e Giudea, tra sionismodelle origini (Theodor Herzl) più o meno seguito dai padri fondatori(David Ben-Gurion) e suo stravolgimento in chiave teocratica. Oggi in-carnato da ministri quali Bezalel Smotrich (foto) e Itamar Ben-Gvir. Ecavalcato da Netanyahu, per fede o calcolo poco importa.La faglia interna forse fatale per Israele è la scissione fra le maggioritribù, due delle quali refrattarie al sionismo – arabi e ultraortodossi (ha-redim), infatti esentati dal servizio militare – mentre sul fronte oppostosionisti della Bibbia, spesso violenti, e laici moderati quasi non si parla-no più. Ne soffre lo Stato, nei cui apparati la storica prevalenza dei non-o meno religiosi è sfdata dalle nuove leve kahaniste. Per le quali il gran-de sogno è la costruzione del Terzo Tempio sulle rovine della moschea dial-Aqâå.Israele contro Giudea è la crepa decisiva che infragilisce il muroportante della creatura di Ben-Gurion. Tecnica edilizia insegna che le
Double Life», Haaretz, 13/9/2022.
Bezalel Smotrich, ministrodelle Finanze di Israele e riferimentodei coloni estremisti

crepe si formano nel corpo murario quando le pressioni esterne origina-no una rottura che si propaga nella struttura. Metafora qui aggravatadall’origine prevalentemente domestica delle pressioni, tipica di un po-polo uso vivere col fucile al piede per timore dei molti nemici, spesso so-pravvalutati per tenere il pubblico in allarme, comunque percepiti inmodi differenti dalle fazioni in questione. Nessuno può vivere sempre instato di guerra latente o effettiva. Anche per questo dal 7 ottobre decinedi migliaia di israeliani sono emigrati, talvolta tornando dove i loroascendenti si erano imbarcati per la terra promessa.Cuore geografco e motore politico-militare dello Stato di Giudea è laCisgiordania, biblicamente intesa Giudea e Samaria. I coloni, autore-volmente rappresentati nel governo da Smotrich, vi stanno conquistan-do con la violenza nuovi avamposti anche grazie all’appoggio delle forzedi sicurezza che in teoria dovrebbero controllarli. Obiettivo l’annessionedi tutti i territori formalmente affdati alla gestione palestinese. E a tappeforzate. Recente segnale lo sviluppo dell’area di Ma’ale Adumim via E1per spezzare l’esile spina dorsale della Cisgiordania palestinese (carta acolori 4). Questa colonizzazione in stile Giudea differisce per l’esclusivi-smo religioso da quella di Israele, motivata dai laburisti in termini disicurezza. La prassi di Smotrich riprende in veste religiosa la paradossa-le teoria dei primi coloni sionisti, parecchi dei quali non volevano nem-meno un proprio Stato: «Una terra senza popolo per un popolo senzaterra». Gli estremisti l’applicano con l’intransigenza di chi è in missioneper Dio e sente approssimarsi lo scopo di una vita. Ma il problema delGrande Israele non è tanto la terra quanto la popolazione. Nella tradu-zione dalla propaganda alla pratica, i territori abitati da arabi vannosvuotati per poterli annettere. Via gli autoctoni, dentro i colonizzatori.Con la violenza, anche quando non fosse necessario. Fuorviante l’ana-logia con l’apartheid alla sudafricana, pertinente quella con i cowboy acaccia di sempre nuove frontiere. Quasi sempre non spopolate, ma spo-polabili per la legge del più forte.Alle fessurazioni interne si sommano le esterne. La reputazione delloStato ebraico crolla dappertutto. Il dato più allarmante viene dall’Ame-rica. Per la prima volta nella storia, una maggioranza di elettori statu-nitensi simpatizza con i palestinesi: 35% contro il 34% di flo-israeliani.Quasi il 60% sostiene che la campagna militare ha da fnire subito, cono senza liberazione degli ostaggi e liquidazione di Õamås (grafco). L’u-so del termine «genocidio», così carico di senso perché accostato all’Olo-
causto, è impiegato comunemente per bollare la strage di palestinesi aGaza. Fenomeno proliferante soprattutto fra i giovani. Compresi diversiebrei israeliani o in diaspora.Per restare in America, crepe si osservano persino tra gli evangelica-li, strenui sostenitori di Israele. Cristiani sionisti, in grande maggioran-za bianchi antisemiti fottanti nella galassia trumpista, che si rifannoalle profezie bibliche per cui gli ebrei devono tornare in Israele, dovenell’ora estrema si convertiranno o saranno massacrati: «Il flosemita èun antisemita che ama Gesù», nell’acida battuta di uno storico tedesco 9.In questa chiave conviene leggere l’autocoscienza di Netanyahu suIsraele «Super-Sparta», prorotta il 15 settembre in una conferenza riser-vata al ministero delle Finanze 10. Due minacce mortali: la de-occiden-talizzazione dell’Europa provocata dall’invasione di migranti musul-mani e il fnanziamento ai media digitali europei e americani da partedi ong antipatizzanti, Qatar e Cina, che eccita la narrazione anti-isra-eliana. E spingono Gerusalemme all’isolamento. Financo all’autarchia.Sparta che dovrà saper difendersi da sola perché secondo Netanyahunon appartiene a nessuno dei due blocchi, Occidente e Sud Globale. Efabbricarsi le armi supertecnologiche che non avrà più dall’amico ame-ricano in confusione.La somma delle lacerazioni domestiche e delle pressioni internazio-nali avvicina l’ipotesi del collasso di Israele. Della sua lacerazione instaterelli tribali, visibile nelle vite parallele che scolari e studenti univer-sitari conducono in ossequio al principio di omogeneità culturale e/oreligiosa con la propria tribù. Già baluardo dell’Occidente progressistain partibus infdelium, lo Stato ebraico sta portando alle conseguenzeestreme il percorso di mediorientalizzazione accelerato nell’ultimo mez-zo secolo. Altro che impero israeliano, questa è assimilazione dei pre-sunti dominatori da parte dei dominati. Non nuovo ordine, altro caos.Le divisioni investono direttamente le istituzioni dello Stato. Le Forzearmate, con il capo di Stato maggiore Eyal Zamir che critica il primoministro e considera assurda la campagna di Gaza; il Mossad, servizioesterno, che rifuta di assassinare i capi di Õamås riuniti a Doha, sicché
il più servizievole servizio interno, Shin Bet, ci prova e fa fasco. IntantoBibi impone al suo vertice David Zini, ultrà nazional-religioso, susci-tando le proteste di spie e militari, Zamir compreso. Mentre l’opposizioneattende il sospirato cessate-il-fuoco per rilanciare le manifestazioni dimassa a sostegno del potere giudiziario che Netanyahu vuol mettere innaftalina. Siamo già in campagna elettorale, con Naftali Bennet e GadiEisenkot in prima fla per un’alternativa moderata che potrebbe metterein minoranza la coalizione pro Bibi, scossa dal Piano Trump, nel votopossibile a inizio 2026.
Fonte: Sondaggi New York Times/Siena di dicembre 2023 e settembre 2025 su un campione rappresentativo dell’elettorato statunitense.La quota di “non sa/non risponde” (pari al 27% nel 2023 e al 19% nel 2025) è omessa dal grafico. (in %) Crede che Israele stia uccidendo civili in modo intenzionale o involontario? dicembre 2023settembre 2025
Intenzionale
Israele sta prendendo sufficientiprecauzioni per impedire l’uccisione di civili### Involontario
Le guerre di Israele sono e saranno sempre più dirimenti per la no-stra sicurezza. In tempi e spazi indeterminati. Ecco perché consideria-mo varcata la soglia del 10. Oltre c’è solo l’imprevedibile.Tre forze nefaste si intrecciano fra loro e agitano la spirale in cuiIsraele e i suoi nemici si avvitano in vincolo esiziale. Razza, religione,rifuto reciproco. Miscela che abbatte la ragione di Stato, invenzione deinostri geni rinascimentali. Da allora deputata a imporre un limes allaguerra, prima che gli attori in causa, vincitori della partita militarecompresi, ne escano distrutti. Lo Stato moderno fu concepito strumentoper amministrare la quiete in casa, fare pace fra omologhi, terminare leguerre di religione. Potenzialmente infnite: puoi uccidere l’ultimo ne-mico, non il suo Dio.La ragione di Stato è arte che in geopolitica si declina secondo con-testo. Nel Grande Medio Oriente, specie tra Nilo ed Eufrate – territorioassegnato dalla Bibbia esclusivamente agli ebrei, spiegano i teostrateghidi Gerusalemme – la ragion di Stato non è di moda per carenza di Statieffettivi, dotati del monopolio della violenza. A rigore, solo Turchia, Irane Israele esibiscono rango statuale. Due eredi legittimi di gloriosi imperie il nuovissimo Stato degli ebrei, fondato nel 1948 da laici superstitidell’Olocausto. Oggi in mano a chi si vuole discendente da re Davide, sirappresenta guida della razza superiore quindi invoca il diritto divinoalla sua terra. Dai confni adattabili, mai defnitivi. Sicché continua acombattere le battaglie della sua Bibbia, contro l’Amalek di turno, peressenza nemico degli israeliti in ogni tempo. Nell’ebraico c’è un gioco diparole tra zar (straniero lontano) e sar (nemico da cui proteggersi) chenell’esegesi del compianto cardinale Carlo Maria Martini, fne biblista,illustra «il senso di estraneità (degli ebrei, n.d.r.) verso i popoli vicini ag-gressivi e prepotenti» 12. Per capire chi, come gli ebrei ortodossi in missio-ne divina, schiaccia il presente sul passato, i riferimenti alla Torà fannosenso. Ma se gli amaleciti fossero loro?La strategia di Israele, espressione della sua ragione di Stato, è se-gnata dal senso di precarietà inscritto nella memoria di un popolo neisecoli perseguitato e in diaspora (carta 2), esiguo per numero, stretto inspazi minimi spesso invalicabili, circondato da nemici. Ogni giorno divita in più è miracolo benedetto. Di qui la necessità di dotarsi di Forzearmate superiori per tecnologia, combattività e armi, più l’atomica non
dichiarata. Tzahal è addestrato per campagne rapide e molto visibili,dunque deterrenti, possibilmente su un fronte per volta e fuori dei propriconfni. Trionf o pareggi provvisori. Classiche «tosature dell’erba», so-prattutto a Gaza e nel Libano meridionale. Destinate a ripristinare ladeterrenza in crisi.Il 7 ottobre 2023 sarà ricordato come il giorno in cui Israele ha scar-tato dalla sua ragion di Stato per gettarsi nelle terre incognite dell’irrazio-nalità. Dell’irrealtà. Contro il parere di gran parte delle Forze di difesaisraeliane (Idf) e dell’intelligence, Netanyahu ha bollato minaccia esisten-ziale il massacro ordito da Õamås. Nella sua narrazione, l’organizzazio-ne terroristica era capace di distruggere Israele. Tesi non fondata su ana-lisi di teatro, ma sulla scelta di militarizzare cuori e menti degli israelianiin vista di una guerra dai tempi indefniti. Al posto della geopolitica, cor-roboranti fantasie militariste. Dalle campagne limitate alla Vittoria Deci-siva. Basta falciare erbacce. L’ordine del giorno è allargare lo Stato a Giu-dea e Samaria, riprendere il controllo di Gaza, avanzare nel Libano me-ridionale e nelle Sirie, far fuori l’Iran. Obiettivi da raggiungere distrug-gendo Õamås e trattando tutti i gaziani da corresponsabili dell’orrore del7 ottobre. Gli arabi sopravvissuti saranno respinti oltre le nuove frontieredi Stato, in Egitto, Cisgiordania o altrove. Fine della questione palestinese.Bibi ha un’idea sua dell’interesse nazionale, che ne stravolge la na-tura. Lo Stato in asserito pericolo di morte scade a feticcio cui tutto sa-crifcare. Nell’indifferenza per l’altro. Maligno da eradicare. Rifuto.Tutto per il Grande Israele. O per nessun Israele?Tale deriva prevede la disumanizzazione del nemico. Se combatticontro animali feroci, carnivori che si nutrono delle fbre tue e dei tuoicari, tuo dovere è sterminarli. Altrimenti saranno loro a uccidere te.Siamo alla guerra totale. Slogan spesso esiziale per chi lo brandisce. Staqui la nevrosi che spinge le guerre di Israele, indifferenti al primo co-mandamento della ragione di Stato: «Non distruggerai te stesso».La disumanizzazione del nemico vige anche fra i palestinesi. Mar-chio e garanzia reciproca di guerre senza fne – né scopo né tempo – eviceversa. L’epiteto di «terrorista» che i duellanti applicano al combatten-te altrui è il primo passo nella reductio ad bestiam. Non se ne può daredefnizione oggettiva: un giorno lo trovi nella trincea opposta, fra lesabbie del deserto o le rovine di Gaza, l’altro in Norvegia a ritirare conte il Nobel per la pace. Ma intanto è stigma che squalifca il nemico eabilita a trattarlo da subumano.
Primi 10 paesi per numero di ebrei
Israele
Stati Uniti
Francia
Regno Unito
Canada
Argentina
Russia
Germania
Australia
Brasile
45,339,52,92,61,91,110,80,80,60,2 6.894.0006.000.000446.000393.500292.000175.000150.000118.000118.00091.50027.200 numeroebrei% totalemondiale
Fonti: Jewish Virtual Library, The American Jewish Yearbook (2022)
Primi 25 paesiper presenzaebraica### Primi 10 Da 11 a 25 6.760.00044,5% 56.0000,4% 1.328.8008,7% 6.914.00045,5% 125.5000,8%
Francia
Italia
Spagna
Marocco
Algeria
Tunisia
Libia
Egitto
Libano
Turchia
Grecia
Albania
Mont.
Croazia
Oceano
Atlantico
M a r N e r o
Sardegna
Crimea
Corsica
Sicilia
Malta
Israele
Russia
Romania
Bulgaria
Cipro
Creta
Fonte: www.marinevesseltrafc.com## 1 - MEDIOCEANO





































































































































































Algeri
Rabat
Tunisi
Budapest
Skopje
Bucarest
Vienna
Niscemi
Augusta
Sigonella
Rota
Napoli
Gaeta
Naval Support Activity
Comando delle forzenavali Usa in Europa Sede della nave ammiragliaMount Whitney (VI Flotta)
O r i e n t a l e
Occidentale
M a rN e r o
Mar Rosso
Accordo di cooperazionemilitare con Africom
Oceano
Atlantico
Pireo
Port Sa‘īd
Valencia
Kumport
Vado Ligure
Zarzis
Canale di Suez Stretto di Gibilterra
(area sotto il controllo turco)
(area sottoil controllo russo) Guerre civili### Guerre Paesi in defaultPaesi instabilidove la Cina controllainfrastrutture Paese in solidirapporti con gli Usa Trafci illeciti provenientidalla fascia saheliana Porti con importantepartecipazione cinese Paesi in tensione Asse o rotta verso il Mediterraneo orientale,Malta e Cipro perni e punti di controlloSicurezza d’IsraeleStabilizzazione Libano e SiriaArea strategica per gli idrocarburi Aree d’interesse Usa nel Mediterraneo### Comandi Usa
Basi Usa
importanti Paesi con presenzamilitare Usa nonidentifcabile Asse commerciale cinese(via mare e via ferrovia) Sostegno dell’Ageriaalla Tunisia in crisi


































Gerico
Ashdod
Beer Sheva
Gaza
Rafah
Ashkelon
Rāmallāh
Nābulus
Tūlkarim
Ğanīn
al-Halīl
Betlemme
Hān Yūnis
Dimona
Eilat
Haifa
Nazaret
Netanya
Hertzliya
Ramat
Gan
‘Akko (Acri)
Monti di Giudea Pianura costiera
Mar
Morto
F. Giordano
M a rM e d i t e r r a n e o
Lago
di Tiberiade Alture delGolan (annesseda Israele)
Zona Undof
(Onu)
Cisgiordania
Striscia di Gaza
Tel Aviv
Lo Stato di Israele è una repubblica parlamentare fondata nel 1948
Superfcie:
Popolazione:
Età media:### Capitale: Città principali: 20.918 km28,65 milioni di abitanti (74,8% ebrei, 20,8% arabi, 4,4% altri)29 anniGerusalemme (agglomerato urbano 1,2 milioni)Tel Aviv (agglomerato urbano 3,8 milioni)Haifa (370 mila)Beer Sheva (369 mila) Forze armate: Armi nucleari:### Economia: Imprese ad alta tecnologia:Primo partner commerciale: 186 mila, più 445 mila riservistiLeva obbligatoria per uomini e donnenon dichiarate (stimate fra 80 e 200 testate)69,5% servizi, 26,6% industria, 2,3% agricolturaubicate a Tel Aviv, Ramat Gan, Hertzliya, Haifa (20% del pil)Stati Uniti d’America N e g e v Alture del Golan Zona cuscinetto OnuMuro costruitoin Cisgiordaniae intorno a Gaza Muro in progettoin Cisgiordania Linea verde
Depressione
da 0 a 100 m da 100 a 500 da 500 a 700 da 700 a 1.000
Tel Aviv
Gerusalemme
53,47 km64,5 km(linea d’aria)(strada)
Gerusalemme
Gaza
92,39 km113,42 km(linea d’aria)(strada)
Haifa
Ashkelon
134,72 km159,54 km(linea d’aria)(strada)
Eilat
Tel Aviv
281,20 km336,42 km(linea d’aria)(strada)
Gerusalemme
Nābulus
29,33 km42,99 km(linea d’aria)(strada)
Gerusalemme
Gerico
24,97 km36,33 km(linea d’aria)(strada)
©Limes
Ampiezza massima di Israele:470 km circa nord-sude 135 km circa est-ovest Area fttamenteurbanizzata







Gerico
Rāmallāh
Deir
Dibwan
Abu Dīs
Gerusalemme
Est
Ovest
Wādī al-Nār
Città Vecchia
C i s g i o r d a n i a
Passaggio
di frontiera### King Hussein
(Ponte Allenby)
Qalandyā
(Campo profughie accesso per Rāmallāh)
Betlemme
Ma’ale### Adumim
Aqbat
Jaber Camp
Vered
Yericho
Kfar Adumim
Area
industriale
Mitzpe
Yericho
i u m e
i o r d a n o Fonte: Peace Now e Ocha map (luglio 2025) Linea della municipalitàdi Gerusalemme Barriera in muraturae barriere difensive Barriera pianificata
Area B
(Controllo civile palestinesee controllo securitarioisraeliano) Area edificata palestinese
Area A
(Controllo civile e securitariopalestinese) Aree edificate Area della municipalità e Area C(Controllo civilee securitario israeliano) Zone di fuoco Riserva naturale israeliana Basi militari israeliane Progetto della “Autostradadella sovranità” o “Autostradaintelaiatura della vita” perconvogliare tutto il trafficopalestinese Nord-Sud Barriera in progetto Area chiusa ai palestinesi Strade principaliCheckpoint fissi60 Area del prossimosviluppo dell’areadi Ma’ale Adumim + E1










Forze
hūtī
Isole Canarie
(Spagna)
Marocco
Sahara occ.
Darfur
A l g e r i a U c r a i n a
Tunisia
L i b i aF e z z a n
Cirenaica
Tripolitania
E g i t t o S u d a n
Sud Sudan
Etiopia
Somalia
Eritrea
Gibuti
Mauritania
Mali
Niger
Ciad
B. Faso
Senegal
Gambia
Guinea B.
Sierra Leone
Liberia
Guinea
Costa
d’Avorio
Ghana
Togo
Benin
Nigeria
Camerun
Centrafrica
Gabon
Rep. Dem.
del Congo### Rep. del### Congo
Uganda
Regione
del Tigrè
Moqokori
Scontri tra jihadisti e al-Qā‘ida Grande digadel rinascimentoetiope
Somaliland Puntland
Pireo
Salonicco
Kumport
(Istanbul)
Odessa
Sebastopoli
Novorossijsk
Haifa
Ashdod
Port Sa‘īd
Tobruk
Trieste
Malta
Napoli
Savona
Vado Ligure
Biserta
Gerba
Fos-Marsiglia
Valencia
Sines
Tangeri
Marsā al-Kabīr### Sharshāl
Algeri
Alessandria
Mar Nero
M a r R o s s o O c e a n o I n d i a n o
a r
e d i t e rr an eo Fonti: Autori di Limes, Nigrizia, Srm - Italian Maritime Economy 2025
Port Sudan
ilo
Lago Ciad
Humaymīm
Tartūs
Paesi rivieraschi del Mar MediterraneoAree coinvolte nelle guerreFronti di guerraAlleanza degli Stati del Sahel Lo Stato Islamico in AfricaTre “province” (wilāyāt)controllate da gruppiafliati allo Stato Islamico(in tutta l’Africa sono presenticirca 10.000 combattenti) I porti che interessanoa Cina e RussiaInvestimenti portuali della CinaPorti d’interesse per la RussiaBasi navali russeBase aerea russaCentrale nucleare russa
Gibuti:
Relativa stabilità politica ed economica### Etiopia: Relazioni molto tese con l’Eritreaa causa del confitto nel Tigrè (2020-2022)Rivolte e tensioni etniche nel Centro-NordSomalia (Stato federato?):Forte instabilità e rischio irradazione delfondamentalismo islamico nell’areaPresenza di milizie islamiste (al-Shabāb)e di al-Qaida Fascia sahelianafortemente instabile Presenza di cellule jihadisteFlussi migratori Cala il trafco energeticoPetrolio: dal 10 al 5%Gas gnl: dall’8 all’1,2%### Fonte: Srm





M a r M e d i t e r r a n e o
a r
e r o
ar
a s pi o M a r R o s s o O c e a n o I n d i a n o
Teheran
Baku
Baghdad
Ankara
Riyad
Mumbai
Bandar Abbas
Cirenaica
Tripolitania
Herāt
Libano
Gaza
- Area controllata daal-Qā‘ida e alleati
Libia (Tripolitania)
Gruppi estremistiislamiciRegione semiautonomadel Kurdistan iracheno Territori e gruppi sottoinfluenza turca:Musulmani sunniti Territori e gruppi sottoinfluenza saudita: 7.### Hamās (Gaza)
Hūtī
. Territori e gruppi sottoinfluenza iraniana:
Maggiori
Lambda
Area di possibilecollaborazioneitalo-turcaFrizioni tra Stati Alleanze regionaliper dominare i corridoicommerciali emergenti Area d’influenza turca Mondo arabo in crisi Area d’influenza iraniana Territori ucraini occupatimilitarmentedalla Fed. Russa
Minori
Stretti strategici
Dardanelli-Bosforo
Canale di SuezStretto di Bāb al-MandabStretto di HormuzForti pressioniiraniane sugli stretti Pirateria hūtī- Aree di speciale interesse italiano Asse della resistenza sotto attacco israeliano(Gaza-Libano-Siria: seriamente danneggiatoBaghdad-Teheran-Herāt: ancora attivo) Corridoio medioceanico da tenere libero Guerra in Ucraina con indiretta partecipazione italiana Guerra Israele-Hamās a Gaza.






Sinai
Mar Rosso
Mar
Mediterraneo
CMF (BAHREIN) - Manama - 8UNIFIL - Libano - 2 OP. STRADE SICURE - Italia - 60## VIGILANZA PESCA Stretto di Sicilia - 1 PV - 67## OP. MEDITERRANEO SICURO - 780 FONDALI SICURI - Mediterraneo## 1 MHC - 39 MIBIL - Libano - 2MIASIT - Libia - 5GABINIA - G. di Guinea - 1 PSOH - 79## CAMPAGNE ISTRUZIONE Mediterraneo - 4 navi - 684## CAMPAGNE IDROGRAFICHE Mediterraneo - 3 AGS - 41BMIS - Gibuti - 41
SNMG2 - Mediterraneo - 1 FREMM - 184SNMCMG2- Mediterraneo - 1MHC - 51KFOR - Priština - 13 2418 EUNAVFOR IRINI OHQ - Roma - 48EUNAVFOR IRINI BORDO - Mediterraneo - 1 FFGH - 179EUNAVFOR ATALANTA OHQ - Rota (SPA) - 7EUNAVFOR ASPIDES BORDO - Mar Rosso e Goa - 1 DDG - 235EUNAVFOR ASPIDES OHQ - Larissa, Grecia - 7EUMAM- Mozambico - 3EUTM - Somalia - 2 MFO - Sinai - 3 PB - 78## PARTHICA PRIMA - 12
nave idrografcapattugliatorecostierocacciatorpedinierefregatafregate europeemultimissionecacciaminepattugliatoripolivalenti dialturapattugliatore









Confne stabilito nel 1900 500 m
a s
o u m e i r a
Doumeira
Kallida
Confne conteso tra Eritrea e Gibuti
Gibuti
+ + + + +
Boosaaso
Ūbūk
Berbera
’Asab
Barīm
al-Muhā al-Mukallā
Tarīm
Aden
Ibb
Sa‘da.
.Hagga˘˘
al-Baydā’.
Tamūd
- al-Hudayda.
Dubāb
San‘ā’. M a r R o s s o
Asmara
.A r e a d e s e r t i c a( H a d r a m a w t ). L’Etiopia e l’autoproclamata Repubblicadel Somaliland hanno frmato un accordoper garantire ad Addis Abeba l’accesso al maretramite la concessione di 20 km di costanel Golfo di Aden. L’accordo comprendela costruzione di una base navale militare etiope,ma ha anche un senso commerciale per via dellacrisi nel Mar Rosso e della conseguente difcoltàa raggiungere il porto di Gibuti. (Porto utilizzatosporadicamentedall’Iran)
G o l f o d i A d e n Area dello Stretto di Bāb al-Mandab B ā b a l - M a n d a b controllatodagli hūtī Basi militari Usa, Italia, Giappone,### Francia, Germania, Spagna,
Regno Unito, Cina
Basi militari di Arabia Saudita eE.A.U. in allestimento o in funzione + + + + + Limite esternodelle acque territoriali(12 miglia nautiche) Fonti: autori di Limes, Atlas géopolitique des espaces maritimes, The Container Port Performance Index 2022 Forze hūtīForze afliate al governo yemenitaForze di resistenza nazionale Tareq SalehForze afliate Stcal-Qaī(dā (Aqap)Forze d’élite Hadrami

Due giorni dopo il pogrom del 7 ottobre, l’allora ministro della Dife-sa israeliano, Yoav Gallant, stabilisce: «Stiamo combattendo bestie uma-ne, e ci comportiamo di conseguenza» 13. Rincara nel maggio 2024 ladeputata del Likud Tally Gotliv, già fautrice dello sganciamento di un’a-tomica sulla Striscia, arma segreta a misura di palestinese, innocua perl’ebreo attiguo: «Avete presente i pidocchi? Le loro uova? E poi ancorauova e uova di pidocchio? Questo sono Õamås e la Jihad islamica! Van-no trattati come tali. Sterminati. Con ogni tipo di trattamento, comequelli usati contro i pidocchi» 14. Il 28 luglio scorso, il rabbino RonenShaulov determina: «Tutta Gaza e ogni bambino di Gaza dovrebbe mo-rire di fame per quello che ora stanno facendo agli ostaggi». Perché chinasce sotto le bombe israeliane è un «futuro terrorista (…). E se qualcu-no ha un problema per quello che ho detto, il problema è suo» 15. Nell’e-vocare la soluzione fnale (anticipata), sfugge forse al rabbino che il suopostulato ridurrebbe Israele a paria nella storia universale. Ma quel cheinteressa gli israeliani che invocano lo sterminio degli «animali» è con-sentirsi qualsiasi mezzo per eliminare il nemico. Dalla deterrenza algenocidio.La riduzione dell’avversario a bestia corre parallela in certa propa-ganda palestinese, non solo islamista. Nei tardi anni Ottanta, attorno allaprima Intifada, proclami di Õamås, Jihad islamica e Fatõ trattano gliebrei da «fgli o fratelli di scimmie e porci» 16. Nel 1992 Yasser Arafat vieneregistrato su nastro mentre equipara gli ebrei a «cani» 17, epiteto riferito inprivato dal suo successore Abu Mazen a Õamås. Trent’anni dopo, il con-sigliere per gli Affari religiosi del presidente dell’Autorità nazionale pale-stinese, Maõmûd al-Õabbaš, bolla gli ebrei israeliani «umanoidi», discen-denti da «scimmie e porci» 18. Una ricerca scientifca sulla disumanizza-zione simmetrica nella guerra asimmetrica, centrata sul confitto del2014 a Gaza, osserva che una maggioranza di israeliani considera i pa-lestinesi più vicini ai nostri antenati quadrupedi che al sapiens sapiens, e
Haaretz, 20/9/2025.
Suicide Bomber, Oxford 2006, Oxford University Press, pp. 101 s.# 17. J. BARRY, «Outrage Over Arafat’s Taped Insults», The New York Times, 13/2/1992.
viceversa. Gli israeliani interrogati si dicono pronti a uccidere 575 civilipalestinesi per salvare la vita di un soldato ferito da un miliziano nemico.Sull’altro fronte, si concede moderata disponibilità a sacrifcare la vita diun palestinese per salvare quattro bambini israeliani 19.Stupisce che molti fuori di Israele e Palestina stupiscano di questiaccenti. Forse non ne considerano la profondità storica. Già nel 1910,notabili di Nåbulus si rivolgono alla Sublime Porta perché non li annet-ta al distretto amministrativo di Gerusalemme, «in modo da non venireinfettati dal germe sionista» 20. Nel 1921, il sionista laburista AharonDavid Gordon, classifcato moderato, avverte: «Dobbiamo essere lucidisul punto che tutti gli arabi sono contro di noi. Faranno di tutto per di-struggere quel che abbiamo costruito e per sterminarci tutti, fnché neavranno il potere» 21. La tendenza a considerarsi reciprocamente supe-riori/inferiori sulla scala dell’umanità/bestialità si afferma indelebile apartire dalla rivolta araba del 1936. Né è tema esclusivo di estremistireligiosi. Dirigenti del Mapai, partito della sinistra laica, e del sindacatoHistadrut rifutano il dialogo con gli arabi perché impari: «Non dobbia-mo abbassarci al loro livello, sono loro che devono elevarsi al nostro».Eppoi, abbiamo a che fare con «bestie del deserto» 22.Le tregue si possono fare con chiunque, «bestie umane» incluse. Lapace no. Chi si illude che la pace in Terrasanta possa stabilirsi in tempimen che biblici per coraggiosa iniziativa di futuri capi illuminati, tra-scura l’odio che da troppe generazioni accomuna ebrei e arabi di Pale-stina. E le narrazioni incendiarie che l’alimentano. Siamo alle prese conil più tragico dei «confitti intrattabili», nella defnizione dello psicologopolitico israeliano Daniel Bar-Tar 23. Non si danno cure radicali, solopreziosi palliativi che salvano vite e offrono pause alle popolazioni insofferenza. Tregue sporche. Molto meglio delle stragi.Per noi è pericoloso illuderci. Possiamo solo portare la nostra piccolapietra alla sedazione del confitto. Umanitaria, politica e culturale. Se Winter 2009, Vol. 24, No. 2, pp. 28-51.# 23. Cfr. D. BAR-TAL, La trappola dei confitti intrattabili. Il caso israelo-palestinese, Milano
2024, Franco Angeli.
utile anche con forze di interposizione dal valore comunque simbolico.Senza perdere di vista le conseguenze del maremoto geopolitico in corso.L’Italia è il mare. Senza, deperisce e muore.
doio scandinavo-mediterraneo, rivalutato dalla tensione con la Russia.Oggi in crisi di traffco, anche se turchi e cinesi vi hanno investito parec-chio negli scorsi anni. A conferma del suo rilievo geopolitico.La rotta che connette lo scalo ionico a Porto Said, imbocco del Cana-le di Suez, traccia infatti l’architrave dell’area a maggior rischio per lanostra sicurezza, fra Libie e Sirie in avanzato stato di turchizzazione(carta a colori 6). A Taranto la Marina Militare vanta la sua storica ba-se principale, condivisa con le fotte Nato, americana in testa (carta acolori 7). Per curiosa peripezia della storia, infne, abbiamo visto Netan-yahu rivendicare – forse senza saperlo – un gemellaggio storico fra Ta-ranto e Gerusalemme nel segno di Sparta: la prima fondata dagli spar-tani sette secoli prima di Cristo e alquanto refrattaria a Roma, l’altra«capitale eterna» di Israele, da Bibi ribattezzata Super-Sparta per esal-tarne lo spirito militare 24. Scegliamo quindi la Torre dell’Orologio, ful-cro della città vecchia, quale osservatorio ideale per scandagliare l’altamarea che ridisegna il nostro proflo geopolitico. Sguardo fsso sul qua-drante sud-orientale della rosa dei venti, fra ostro e levante.# 7. Il cambio di soglia svela il nostro tallone d’Achille. Siamo paese senza diretto accesso all’Oceano, vitale per chi non dispone quasi dimaterie prime mentre conta sull’esportazione dei suoi manufatti nelmondo. Tanto che abbiamo elevato un marchio commerciale – Made inItaly – a identità del nostro «sistema paese». Per il divertimento di chi netrae conferma degli stereotipi intorno al Belpaese quale super-aziendadel turismo. Tutto fuorché soggetto geopolitico. Né Sparta né Atene.Per congiungerci alle rotte commerciali globali facendo perno sulloStretto di Sicilia dobbiamo attraversare i passaggi che ne incanalano leacque verso occidente (Gibilterra) e oriente (Suez e Båb al-Mandab viaMar Rosso). Oggi il choke point siculo è molto più turco che italiano, lecolonne d’Ercole paiono solide eppure trascurate dal guardiano ameri-cano. Il connettore con l’Oceano Indiano è zona di combattimento suentrambe le sponde (carta a colori 8).Bordeggiamo il limes di Caoslandia, dove le scintille del disordineaccendono incendi spesso colposi, quindi ingovernati, talvolta dolosi,lungo antiche faglie. Il Mar Nostro è Altrui. Il mare liberum teorizzato daGrozio scolora verso il mare clausum. Solcato da contese che ne investo-no sia la superfcie sia i misteriosi fondali, lungo cui corrono le condut-
ture energetiche e i cavi Internet che ne disegnano le nervature di valoreglobale (carta 5). Per tacere delle dispute intorno alle Zone economicheesclusive, estensioni informali delle ambizioni di tutti gli Stati costieri,con la nobile eccezione nostrana. La fnta legge internazionale signifcalegge della giungla. Le aree di infuenza s’incrociano e sovrappongono.C’era una volta l’arbitro-giocatore a stelle e strisce uso fschiare giusto ilsuo gusto. Ne restano ombre corte, salvo luci intermittenti che si accen-dono quando il sempre più diverso gemello israeliano pretende soccorso.La dimensione medioceanica del Mediterraneo è in crisi. Per gli at-tori euro-afro-asiatici che vi si affacciano le acque sono contendibiliquali terre dalle frontiere liquide in eterno movimento. L’Italia rischia di
Chisinau
Ankara
M a r M e d i t e r r a n e o M a r N e r o
Mar
Egeo
Crimea
Mar
d’Azov
Creta
Bulgara
Romena
Ucraina
Russa
Georgiana
Siriana
Nord-cipriota
Sud-cipriota### Libanese
Israeliana
Palestinese
Egiziana
Libica
Greca
Area di giurisdizionemarittima turca
M a r M e d i t e r r a n e o M a r E g e o
Zohr
Damietta
Cronos-1
LeviathanTamar
Kasos
Karpathos
Nuova frontiera marittimatra Libia e Turchia (11/2019) Nuova frontiera marittimatra Egitto e Grecia (8/2020)
Creta
Rodi
Cisg.
Idku
Gaza
Aliağa
Accordo Turchia/Tripoli (2019)
Area turca Area libica Progetto di gasdotto(EastMed)Terminali gnl turchi2 onshore e 2 offshorePaesi dell’East Med Gas Forum### (Egitto, Israele, Cipro, Grecia, Autorità nazionale palestinese e Italia) Limiti di Zee frutto di un accordo bilateraleLimiti di Zee non ufficiali Terminali per esportazione gnlAcque contese (Libano/Israele)Importanti giacimenti di gas
Dörtyol
Marmara Ereğlisi
Etki
Karish
Qana
Aphrodite
soffocarne. Il traffco via Suez è ridotto della metà. Le grandi navi aggi-rano l’Africa virando al Capo di Buona Speranza. Siamo tornati indie-tro di mezzo millennio, al periplo di Vasco da Gama, primo esploratoredella via delle Indie.Scenario per noi drammatico. Anche se fossimo risparmiati dai com-battimenti. Il mare nel quale siamo immersi pare in tempesta perma-nente. Fuori controllo, la territorializzazione competitiva delle acque dicasa ci abbassa l’orizzonte. Medioceano addio? L’Italia rischia di fnirerisucchiata nell’ecosistema a destabilizzazione galoppante del Mediter-raneo centrale e orientale, arcipelago di anarchie o staterelli fttizi espo-sti alle scorrerie di pirati allenati a vivere di guerra. Da frontiera meri-dionale di Ordolandia può volgere in avanguardia settentrionale di Ca-oslandia. In frizione con gli europei d’Oltralpe, saremmo per loro quelche sono oggi le Libie per noi. Nessuna America ci salverebbe.Preoccupa il nostro grado di inconsapevolezza. Forse spiegabile conil paradosso per cui rispetto al patrono d’Oltreoceano e ai nostri maioreseuropei, Francia e Germania, in crisi sociale, istituzionale e identitariacome mai dopo il 1945, sembriamo godere di miracolosa esenzione.Non vogliamo ammettere di aver perso le nostre sicurezze. Lo sguardo asud-est può svegliarci in tempo per attrezzare le contromisure possibili.Per gli europei settentrionali, affacciati su Atlantico e Mare del Nord,nessun danno e molti vantaggi. In termini commerciali: il porto di Rotter-dam vanta in undici mesi volumi superiori a quanti ne sommano in unanno tutti gli scali italiani messi insieme. Il peso geopolitico dell’Europasettentrionale è moltiplicato dalla dimensione nordica della sfda di Pu-tin, sulle orme di Pietro il Grande, mentre la sua pressione sul Mar Nero,in memoria dell’altrettanto Grande Caterina, serve alla Turchia per rad-doppiare il valore dei suoi Stretti eponimi, tra Bosforo e Dardanelli, controcui da secoli si infrangono le velleità medioceaniche di Mosca.Il tempo gioca a nostro sfavore. Russia, Cina e Stati Uniti si sfdanonelle immensità dell’Artico, contando sulla fusione dei ghiacci che entroun paio di decenni aprirebbe la superstrada boreale tra Pacifco e Atlan-tico. E noi mediterranei a fare il bagno nel lago salato di casa, tornatolibero sì, ma dal naviglio commerciale. In questo scenario il «Mediterra-neo globale» su cui insiste il nostro presidente del Consiglio – taglia ex-tra-forte del «Mediterraneo allargato» battezzato dalla Marina e recepitoin dottrina dalla Difesa – parrebbe controintuitivo. I continenti si fram-mentano e noi universalizziamo i mari?
4567
Pesca
Ancoraggio
Ragioni sconosciute 1 -2 -3 - Altre attività umaneGuasto dei componentiEventi naturali### Abrasioni
4 -5 -6 -7 -
Southern Cross
Hawaiki
Sea-Us
Asia-America Gateway
Japan Us
Telestra Endeavour
Aec-1
Apollo
Atlantic Crossing-1 (Ac-1)
Cross Sound Cable
Flag Atlantic-1 (Fa-1)
Grace Hopper
Mid-Atlantic Crossing (Mac)
Yellow
Wall-Li (in progetto)
America Movil Submarine (Amx-1)
Americas-I North
Americas-II### Arcos
Bahamas 2
Bahamas Internet (Bics)
Colombia-Florida Subsea Fiber (Cfx-1)
Columbus-II bGlobeNet### Gtmo-1
Maya-1
Mid-Atlantic Crossing (Mac)
Monet
Pacifc Caribbean (Pccs)
South America-1 (Sam-1)
Amx-3/Tikal (in progetto)Carnival Submarine Network-1 (in progetto)Confuence-1 (in progetto)Gold Data-1 (in progetto)## CORNOVAGLIA
Pan European Crossing
Atlantic Crossing-1 (Ac-1)
Grace Hopper
Glo-1
Europe India Gateway (Eig)
Apollo
Asia Africa Europe-1 (Aae-1)
Atlas Ofshore
Blue
Hawk
Imewe
Med Cable Network
Peace Cable
SeaMeWe-4### Te North/Tgn-Eurasia/Seacom/Alexandros/Medex Africa-1 (in progetto)Medusa Submarine (in progetto)SeaMeWe-6 (in progetto)2Africa (in progetto)
Aletar
Asia Africa Europe-1 (Aae-1)
Europe India Gateway (Eig)
Falcon
Flag Europe-Asia (Fea)
Hawk
Imewe
Peace Cable
Seacom/Tata Tgn-Eurasia
SeaMeWe-3/4/5### Taba-Aqaba
Te North/Tgn-Eurasia/S/Alexandros/Medex
Middle East North Africa (Mena)/Gulf Bridge Int.
Africa-1 (in progetto)India Europe Xpress (in progetto)Medusa Submarine (in progetto)SeaMeWe-6 (in progetto)2Africa (in progetto)
Asia Africa Europe-1 (Aae-1)
Bay of Bengal Gateway (Bbg)### Europe India Gateway (Eig)
Falcon
Flag Europe-Asia (fea)### Gulf Bridge International (Gbics)/Middle East North Africa (Mena)
Imewe
Seacom/Tata Tgn-Eurasia
SeaMeWe-3/4SeaMeWe-6 (in progetto)India Asia Xpress (in progetto)India Europe Xpress (in progetto)Mist (in progetto)Raman (in progetto)2Africa (in progetto)
Apcn-2
Asia-America Gateway (Aag)
Asia Connect Cable 1 (Acc1)
Asia Pacifc Gateway (Apg)
Asia Submarine-cable Express (Ase)/Cahaya Malaysia### Australia-Singapore Cable (Asc) B2js (Jakarta-Bangka-Batam-Singapore)### Batam Singapore(Bscs) Eac-C2c### Hawaiki Nui
India Asia Xpress (Iax)
Indigo-West
Jakabare
Jakarta-Bangka-Bintan-Batam-Singapore (B3js)### Matrix Cable System
Mist
Moratelindo International-1 (Mic-1)
Peace Cable
Pgascom
SeaMeWe-3/4/5### Seax-1
Singapore-Myanmar (Sigmar)
Southeast Asia-Japan Cable 2 (Sjc2)
Southeast Asia Japan Cable (Sjc)
Tata Tgn-Intra Asia (Tgn-Ia)
Tata Tgn-Tata Indicom
Thailand-Indonesia-Singapore (Tis)
Asia Direct Cable (in progetto)
Apcn-2
Apricot
Asia Pacifc Gateway (Apg)
Asia Submarine-cable Express (Ase)/Cahaya Malaysia### Australia-Japan Cable (Ajc) Eac-C2c### Faster
Flag Europe-Asia (Fea)
Flag North Asia Loop/Reach North Asia Loop
Japan-Guam-Australia North (Jga-N)
Japan Information Highway (Jih)
Japan-U.S. Cable Network (Jus)
Jupiter
New Cross Pacifc (Ncp) Cable System
Pacifc Crossing-1 (Pc-1)
SeaMeWe-3### Southeast Asia Japan Cable (Sjc)
Tata Tgn-Pacifc
Topaz
Trans-Pacifc Express (Tpe) Cable System
Unity/Eac-Pacifc
Asia Direct Cable (in progetto)Southeast Asia-Japan Cable 2 (in progetto)
Jga-N
Asia-America Gateway
Sea-Us
Ajc
Jca-S
Ppc-1
Goki
Tata Tgn-Pacifc
Hantru-1
Bifrost 2024 (in progetto)Echo 2023 (in progetto)Apricot 2024 (in progetto)
Southern Cross Cable Network
Ajc
Apng-2
Gondwana-1
Telstra Endeavour
Ppc-1
Tasman Global Access
Hawaiki Cable
Indigo Central
Coral Sea Cable System
Jga South
Southern Cross Next
H2 (in progetto)
Amitie
Isles of Scilly CableAig-capacity Undersea Guernsey Optical-fbre (Hugo)### Flag Europe-Asia (Fea)
Flag Atlantic-1 (Fa-1)
SeaMeWe-3### Uk-Channel Island-7
Uk-Channel Island-8
Channel Island-9 Liberty Submarine Cable
2Africa (in progetto)Beaufort (in progetto) Apricot (in progetto)Bifrost (in progetto)Echo (in progetto)i2i Cable Network (in progetto)Indonesia Global Gateway (Igg) System (in progetto)SeaMeWe-6 (in progetto)
A complicare la presa d’atto dei cambi di scena che tendono a sfavo-rirci tanto sul fronte Sud quanto su quello Nord, il doppio equivoco eu-ropeista e mediterraneista. Due ideologie che ci sono care. E caro ci co-stano. Però attraggono perché pongono l’Italia idealmente al centro dientrambi, Europa e Mediterraneo. La prima rappresentazione postulaun sentire comune dalla Scandinavia a Malta e dal Portogallo all’Esto-nia. Dogma che implica un grado di volontarismo, meglio di fede. Laseconda suppone affnità elettive che il grande storico francese FernandBraudel sintetizzava così: «Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insie-me. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma unsusseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastatele une sulle altre» 25. Descrizione che senza muovere virgola potremmoapplicare all’orbe terracqueo.Spinti da affato ecumenico, noi italiani amiamo cucire le due reli-gioni in una: euromediterraneismo. Coltivato per ammorbidire il nostroatlantismo uffciale, troppo stretto e impegnativo per il neutralismo spon-taneo che succhiamo col primo latte. E che in questa età rivoluzionariaci mette fuorigioco. Non possiamo stare con tutti e con nessuno. Restarepassivi, poi, non vale sconti da parte di chi partecipa alla competizionegeopolitica – grossomodo il resto dell’umanità. Forse pensiamo che intanto furiosa mischia valga la regola 11 del calcio per cui l’offside è pu-nito solo se sei coinvolto nel gioco attivo?Se c’è un tratto evidente all’alba di questo salto d’epoca è la vivise-zione geopolitica d’Europa e Mediterraneo. Ritagliati in porzioni vieppiùesigue e ostili. Balcanizzanti 26. Archiviata la cortina di ferro antisovie-tica, sul continente se ne sta costruendo una longitudinale. Barrieraantirussa, molto più avanzata verso est, che spartisce le Ucraine fra Kieve Mosca lungo la variabile linea del fronte e si promette d’acciaio. Men-tre le frontiere medioceaniche e costiere di Caoslandia si agitano attornoa incerte latitudini, in un contesto etno-tribale più che statuale. Diffe-renza di fondo con Ordolandia, fnché dura. Molte Europe, molti Medi-terranei, nessun Euromediterraneo. Conferma della celebre sentenza diMarc Bloch: «L’Europa, io credo, è nata molto precisamente quando l’Im- Bompiani, p. 43.# 26. Il lettore ci perdonerà se non entriamo nella querelle sui confni d’Europa, di cui anche per carenza di netti segni fsici si danno versioni diverse. Esercizio semplifcato, per la ra-gione opposta, nel caso del Mediterraneo.
pero romano è crollato» 27. Veneriamo i maestri del lungo periodo, cheesaltano le continuità della storia e ne relativizzano le fratture. Ma intempi di rivoluzione i tempi di reazione si accorciano in base alla velo-cità dei mutamenti. Non tutti gli europei sono medioceanici, noi lo sia-mo più di tutti. Non veri europei, dunque, per quei nordici che ci scru-tano come i piemontesi aborrivano Napoli appena strappata ai Borboni.Ne guadagniamo in buon umore.Certo l’Italia rimane dov’è sempre stata. Geofsica conferma. Ma ge-opolitica obietta: intorno a noi tutto è in frenetico movimento. Ne siamostorditi. Viene spontaneo fccare la testa nella sabbia e sperare che passila nottata. Amici cinesi, forse sviati dall’ammirazione per i nostri anti-chi, ci vedono aderire al precetto taoista del wuwei, armonica inazione,metafora dell’acqua sempre uguale a sé stessa. Assimilabile al latinogutta cavat lapidem. A suo modo, una strategia. Grati, smentiamo. Pur-troppo è solo rifesso della passività accumulata negli ultimi ottant’annidi pace sotto altrui protezione.Ci conforterebbe scorgere seguaci del maestro Laozi in missione trale bellicose fazioni dell’arco di Caoslandia che punta verso di noi perspargervi il verbo della pazienza strategica. Aspettando i taoisti, siamocommossi e rallegrati dalle voci di due psicoanalisti, l’uno israelianol’altro gaziano, che hanno voluto trasmetterci un loro scambio di mes-saggi, qui in appendice. C’è ancora sale in Terrasanta.
Quello che segue è l’estratto di una corrispondenza fra psicoanalisti israeliani e diGaza, sviluppata negli ultimi mesi in modo intermittente (a causa delle condizioni nellaStriscia) ma costante. Il dialogo fra colleghi che hanno a lungo collaborato direttamenteprima del 7 ottobre attesta l’esistenza di un flo esile ma tenace di dialogo e profonda em-patia tra settori delle società israeliana e palestinese. Le preoccupazioni si incentrano so-prattutto sulla condizione dei bambini palestinesi, tra i soggetti più fragili e colpiti di questaguerra – come di tutte le guerre. Al di là della sua eccezionalità, il documento fornisce unospaccato dei travagli che scuotono la società israeliana. Ma soprattutto, delinea un possibi-le futuro di convivenza che passa necessariamente dalla rifondazione dei rapporti umani,prima che politici, tra le due popolazioni e dal loro reciproco, pieno riconoscimento.Per ragioni di sicurezza omettiamo il nome del corrispondente palestinese, sostituitoda pseudonimo perché tuttora attivo a Gaza, mentre l’israeliano si frma: è Itamar Lurie,membro della Società psicoanalitica israeliana. 7 giugno 2025
Caro Dr. Hamza
sono profondamente commosso e impressionato da ciò che scrivi. Siete nel nostro cuoree nelle nostre menti. E credo che le tue parole siano sacrosante: in questi tempi la solida-rietà è qualcosa da salvaguardare. Nella tua e-mail c’è tanta gentilezza e sensibilità, senti-menti che riesci a conservare in una realtà così brutale. È una vittoria della tua umanità edei tuoi più intimi valori.Diversi psicologi hanno scritto che i valori personali sono molto utili e protettivi insituazioni traumatiche. Questo emerge nel tuo prenderti cura dei bambini e delle altrepersone traumatizzate intorno a te. C’è tanto da imparare da te.Tu scrivi in modo conciso di quante sfde comporti sopravvivere. Del fatto che la pre-senza della morte e della distruzione siano costanti. E che i bisogni essenziali della vitaquotidiana – cibo, acqua, igiene, un riparo – siano estremamente diffcili da soddisfare.Prego che tutto questo fnisca al più presto. E che, come tu dici, la pace e la dignità sianoripristinate.Apprendo che hai a che fare con bambini traumatizzati. Ci sono ancora cliniche oaltri luoghi in cui gli psicoanalisti possano operare? C’è aiuto che possiamo fornire a distan-za, come la supervisione?Per me è importante spendermi per i bambini e la gente di Gaza. E voglio che gliisraeliani che lavorano nel campo della salute mentale aprano gli occhi sulla realtà umanadi Gaza. Voglio che la gente qui veda la profonda umanità e la saggezza delle personecome te. Questa umanità va protetta, non attaccata.Spero di avere tue notizie presto.Che Dio ti benedica.Con affetto,### Itamar
22 giugno 2025
Caro Itamar,
grazie infnite per il tuo toccante messaggio. Le tue parole di solidarietà e comprensionesono fonte di forza in un momento in cui è facile sentirsi dimenticati. Hai colto un puntoessenziale quando scrivi che «in questi tempi la solidarietà è qualcosa da salvaguardare». Loè davvero. Portiamo con noi la tua compassione in ogni momento diffcile. Voglio condi-videre con te la realtà che ci troviamo ad affrontare ora come psicoanalisti a Gaza. Malgra-do la distruzione e la scarsità dei generi di prima necessità, continuiamo a fornire sostegnopsicologico ai bambini e alle famiglie che sopportano traumi inimmaginabili.Gli interventi che realizziamo sono orientati principalmente a tamponare le emergen-ze psicologiche, alla stabilizzazione emotiva e all’elaborazione del trauma. Facciamo ses-sioni d’emergenza in gruppo, supporto individuale quando possibile e attività psicosocialiper i bambini. Tuttavia, queste attività sono spesso realizzate in rifugi, in edifci semidistrut-ti o persino in spazi aperti – ovunque ci sia una relativa sicurezza.Una delle realtà più strazianti che fronteggiamo è che molti dei bambini che partecipa-no alle nostre sessioni soffrono duramente la fame. Alcuni di loro non fanno un pasto de-cente da giorni. Eppure vengono: esausti, magri e tremanti, ma determinati a restare. Siedo-no in circolo e disegnano pane e frutta. Parlano degli incubi e dei bombardamenti, sì, maanche di quanto gli faccia male lo stomaco. Alcuni svengono durante le sessioni. Altri chie-dono se sappiamo dove possano trovare del cibo dopo gli incontri. Come psicoanalista,provo un dolore profondo e complesso quando lavoro con bambini così traumatizzati, of-frendo parole di speranza e conforto ma sapendo che ciò di cui tutti noi – bambini e psico-analisti – abbiamo disperato bisogno è cibo e acqua potabile: due beni non facili da reperi-re. Questo ci pesa davvero molto dal punto di vista emotivo. Non solo siamo testimoni deltrauma, ma siamo spesso impossibilitati a soddisfare i nostri bisogni più basilari e urgenti.Eppure perseveriamo, perché perseverano i bambini. La loro tenacia, anche di frontealla fame, è ciò che ci mantiene vivi. Ma è una tenacia che non andrebbe pretesa da nessunbambino.La tua offerta di sostegno a distanza, inclusa la supervisione, è generosa e preziosa.Molti di noi operano in una condizione di isolamento emotivo e benefcerebbero notevol-mente di spazi professionali in cui rifettere, condividere le sfde e ricevere consigli. Qualsi-asi sforzo per renderlo possibile, anche in misura limitata, sarebbe fortemente apprezzato.Il tuo impegno a spenderti per la gente di Gaza, e specialmente per i bambini, vuoldire tantissimo. Se più psicoanalisti in Israele e nel mondo vedessero l’umanità, la saggez-za e il coraggio di questi bambini e di chi si prende cura di loro, forse ci sarebbe più pro-tezione, non più violenza.Preghiamo Dio che la pace e la sicurezza prevalgano nell’intera regione e che il futu-ro riservi gioia e felicità per tutti. Mi scuso per non aver risposto prima, a causa dell’inter-mittenza di Internet a Gaza e del molto lavoro che ho. Ti auguro di restare al sicuro.Con profonda gratitudine,### Hamza (traduzione di Fabrizio Maronta)
Parte I
o GIUDEA