‘Israele combatte per esisterecosti quel che costi’
Autore: Ariel BULSHTEIN
‘ISRAELE COMBATTE PER ESISTERE, COSTI QUEL CHE COSTI’
insieme alle nostre reti locali di intelligence. Questo ha favorito l’affermazione diÕamås, fno all’attacco del 7 ottobre 2023.LIMES Non permetterete mai la formazione di uno Stato palestinese in Cisgiordania?BULSHTEIN Sarebbe il suicidio di Israele. Estenderemo invece la nostra sovranitàsu ampie parti della Giudea e della Samaria. Oggi, per la prima volta, su que-sto dossier abbiamo il pieno supporto dell’amministrazione americana, con laquale c’è coordinamento totale. Una volta estesa la nostra sovranità non co-stringeremo gli arabi ad andarsene. Se vorranno restare a vivere in pace, po-tranno farlo.LIMES I palestinesi di Gaza dovranno invece andarsene?BULSHTEIN Il futuro di Gaza è incerto perché legato non solo alle nostre azioni,ma anche a quelle di altri attori. Non sappiamo esattamente cosa avverrà, sap-piamo però quali sono i nostri obiettivi: il primo è la neutralizzazione della Stri-scia perché non rappresenti mai più una minaccia per Israele. Questa minacciaè composta dalla combinazione di due elementi, entrambi da distruggere: l’ide-ologia del nemico e la sua capacità operativa di colpirci.L’ideologia è quella incarnata da Õamås, che io defnisco nazi-islamista perché,come i nazisti, vuole l’eliminazione degli ebrei, seppure su base religiosa e nonnazionale. È l’ideologia dei Fratelli musulmani, che trovano in Õamås la loroespressione dentro la Striscia. È diffusa anche nella popolazione di Gaza, cheha subìto un lavaggio del cervello ormai diffcilmente estirpabile. Anche seÕamås fosse completamente distrutto, cosa che oggi siamo molto vicini a otte-nere, l’ideologia rimarrebbe dunque nelle menti e nei cuori delle persone epotrebbe tornare a minacciarci con l’emergere di nuove sigle terroristiche. Perquesto dobbiamo impedire che questa ideologia si traduca in azione. Dobbia-mo controllare tutto il perimetro della Striscia, specie il Corridoio Philadelphiche la collega all’Egitto, per evitare l’ingresso di armi. Poi sarà necessario uncontrollo permanente del nostro esercito su tutto il territorio. Ciò può avvenirecon una presenza militare stabile, oppure con la combinazione di intelligencecapillare, sorveglianza tecnologica e la capacità dell’esercito di effettuare incur-sioni quando necessario. In modo simile a quanto già oggi avviene in Giudeae in Samaria.LIMES Ritiene che i gaziani abbiano una colpa collettiva come quella dei tedeschidel 1945?BULSHTEIN Senza alcun dubbio. Hanno votato Õamås nel 2006 e poi non hannomai chiesto elezioni per ribaltare questa scelta. Su larga scala c’è quindi una re-sponsabilità collettiva come quella dei tedeschi. Non voglio minimizzare i crimi-ni dei nazisti ma durante il Terzo Reich ci furono persone, seppur poche, che visi opposero. A Gaza, invece, non ci sono stati movimenti di dissenso a favoredegli ostaggi, anzi c’è stata una partecipazione popolare al 7 ottobre. A compie-re le incursioni quel giorno non furono soltanto i miliziani di Õamås e della Jihåd
Islamica, ma anche normali cittadini che seguivano i terroristi, alcuni rubando,altri uccidendo, la maggior parte facendo entrambe le cose. Questo mostra comei terroristi non siano degli alieni estranei alla popolazione. Durante la secondaguerra mondiale non ricordo storie di tedeschi che volontariamente partivano daDresda a seguito dell’esercito per entrare in Unione Sovietica, uccidere gli ebreie tornare indietro. Da Gaza invece lo hanno fatto.LIMES Quindi cosa volete fare dei gaziani?BULSHTEIN Come con i tedeschi nel 1945, servirebbe un processo di rieducazionedella popolazione di Gaza. La denazifcazione messa in atto dagli alleati dopo laseconda guerra mondiale si fondava su due elementi. Il primo era lo shock perla sconftta: anche se aderivano all’ideologia nazista, i tedeschi si resero contoche questa portava loro solo distruzione e sofferenza. Questo effetto lo vediamooggi anche a Gaza, dove la popolazione è meno favorevole al 7 ottobre che inGiudea e in Samaria, perché ne paga le conseguenze direttamente. Il secondoelemento della denazifcazione era il controllo dell’educazione e dei media attra-verso una capillare presenza delle truppe alleate sul territorio, che permettevaloro di stabilire chi potesse lavorare nelle scuole e nei mezzi di comunicazione.Questo oggi non possiamo farlo a Gaza, siamo una democrazia.Quindi le possibili strade sono due: la prima è far vivere i gaziani nella Strisciasotto il nostro controllo e senza la possibilità di tradurre la propria ideologia inazione. La seconda è il loro trasferimento in qualsiasi altro posto possa accoglier-li, dove possano avere una vita migliore e dove eventualmente possano essererieducati. Trump sta considerando questa possibilità molto seriamente. Qualipossano essere le destinazioni è incerto, ma sicuramente non l’Europa, dovevediamo che le seconde generazioni sono più radicali delle prime immigrate.LIMES Il Likud in Europa è alleato uffcialmente con partiti di destra, anche estre-ma, molti dei quali contestano il senso di colpa collettiva ereditato dalla secondaguerra mondiale.BULSHTEIN Il Likud è un grande partito nazional-conservatore che nel secolo scor-so avremmo potuto defnire un classico partito liberale. Da decenni abbiamoottime relazioni con i repubblicani americani e con diversi partiti conservatorieuropei, molti dei quali si sono frammentati. Man mano che i partiti un tempoconservatori si spostano verso il centro o ancora più in là, emergono nuovi sog-getti alla loro destra, anche estrema. Noi non dialoghiamo con un unico sogget-to, collaboriamo con tutte le forze conservatrici purché difendano l’idea di nazio-ne e siano amiche di Israele. In Italia, per esempio, abbiamo rapporti con tutti ipartiti di destra: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega. La linea rossa che non superia-mo è la revisione storica. Non possiamo parlare con persone che mettano indiscussione il passato del proprio paese durante la seconda guerra mondiale,come hanno provato a fare alcuni austriaci della FPÖ, oppure che neghino cheil Terzo Reich sia stato il male assoluto.
‘ISRAELE COMBATTE PER ESISTERE, COSTI QUEL CHE COSTI’
LIMES Quella in corso a Gaza e in Cisgiordania è parte di una guerra più ampiache state combattendo su diversi fronti. Qual è lo scopo?BULSHTEIN La sopravvivenza di Israele.LIMES A quale costo?BULSHTEIN Vogliamo neutralizzare ogni minaccia nei nostri confronti e prevenirel’affermazione di minacce nuove. Per questo siamo intervenuti in Iran, che di lìa poco avrebbe realizzato un arsenale nucleare e avrebbe potuto minacciarcidirettamente. Ora la sua forza è stata depotenziata ma, come per Õamås, restal’ideologia.LIMES La Russia è una minaccia? Vi fdate di Putin?BULSHTEIN Ci fdiamo solo di Dio misericordioso. L’Unione Sovietica era ostileideologicamente a Israele e fnanziava in Medio Oriente attori a noi avversi. L’av-vento della Russia post-sovietica ha portato condizioni molto migliori, essendovenute meno l’ideologia anti-israeliana e molte risorse prima destinate ai regimiarabi. Ma non dobbiamo illuderci. Con Mosca abbiamo relazioni corrette, prag-matiche e di reciproco rispetto in cui è chiaro quali sono le linee rosse da nonoltrepassare. In Siria durante la guerra avevamo un accordo in base al quale noinon intervenivamo in quello che facevano loro e loro in quello che facevamonoi. Questo è il migliore scenario possibile nelle nostre relazioni: rispetto reci-proco e chiarezza su quali sono i limiti da non oltrepassare.LIMES La Russia resta il primo paese di provenienza degli ebrei che si trasferisco-no in Israele. Ciò infuisce sulle vostre relazioni?BULSHTEIN Non vedo un grande futuro per la vita ebraica in Russia, come in nes-sun paese eccetto Israele. Nemmeno negli Stati Uniti, dove penso che nel lungoperiodo la presenza ebraica sia destinata a decrescere. Penso che, in prospettiva,gli ebrei che vogliono restare tali verranno in Israele.LIMES Fin dove devono estendersi i confni dello Stato ebraico?BULSHTEIN Non vogliamo allargarci ulteriormente e riconosciamo i nostri attualiconfni. Le installazioni militari che abbiamo al di fuori di essi, in Siria e in Liba-no, sono funzionali alla nostra sicurezza e non alla nostra avanzata. Se Õizbullåhfosse privato delle armi lasceremmo le posizioni libanesi. Stiamo però assistendoa una nuova, inedita tendenza: popolazioni che vivono ai nostri confni che cichiedono di intervenire a loro favore. È il caso dei drusi in Siria, che invocanoprotezione dalle nuove autorità di Damasco. Alcuni chiedendo di essere protettimilitarmente, altri di entrare a fare parte di Israele che sollecitano a prendere ilcontrollo di Suwaydå’. È un fatto nuovo che le minoranze vedano in Israele unporto sicuro.In Libano, invece, è una tragedia che i cristiani non siano più predominanti estiano drasticamente diminuendo. Se tornasse un paese dominato da loro, rag-giungeremmo un accordo di pace nell’arco di un’ora. Lì, però, i cristiani noncontrollano un territorio omogeneo, ma vivono generalmente a stretto contatto
con gli altri gruppi religiosi, cosa che rende purtroppo diffcile la creazione diuna federazione con delle zone decentrate sotto il loro controllo.LIMES Nel 2015 il presidente israeliano Reuven Rivlin mise in guardia contro latribalizzazione della società israeliana. Aveva ragione?BULSHTEIN La vedo in modo completamente opposto. Vivo in Israele da 35 annie da allora ho visto una progressiva riduzione della frammentazione tra gli ebreiper via delle loro origini. Per le generazioni dei miei fgli è molto meno rilevantese qualcuno provenga dalla Russia o dal Marocco. Piuttosto, le grandi differenzeall’interno della società israeliana sono di tipo ideologico. Ma gli ebrei hannosempre avuto differenze tra di loro, fa parte della nostra storia.
Lo smarrimento esistenziale nelle voci delle giovani reclutein licenza da Gaza in India. La stanchezza per la guerra.La diffidenza per gli arabi. L’insofferenza per Netanyahue per i coloni. Senza Stato ebraico, che ne è degli ebrei?