LIMES - Rivista Italiana di Geopolitica

La partita degli h.uˉt-ıˉ

di Emily TASINATO

La partita degli h.uˉt-ıˉ

Autore: Emily TASINATO


di Emily TASINATO 1.## GOCCIA DI FORTUNA, QUESTO È IL NOME IN codice dell’attacco aereo israeliano del 28 agosto su Âan‘å’, la capitale dello Yemenostaggio di Anâår Allåh (Partigiani di Dio, più noti come õûñø) in cui sono rimastiuccisi almeno dodici alti funzionari del governo ribelle, incluso il premier Aõmadal-Rahawø 1. Nei giorni precedenti all’operazione era già parso chiaro che Israelefosse intenzionato a intensifcare gli attacchi contro il gruppo yemenita. Âan‘å’ erastata infatti l’epicentro di un massiccio bombardamento durato due giorni (Opera-zione Oasi di giustizia) in cui i caccia israeliani avevano preso di mira il palazzopresidenziale, la centrale elettrica di Õizyaz e il deposito di carburante di ‘Asør, oltreall’impianto di stoccaggio di carburante della compagnia petrolifera yemenita 2. Intermini di obiettivi militari, l’attenzione crescente rivolta ai membri del gruppo e allasua dirigenza – non più alle sole infrastrutture critiche – denota un cambiamentosignifcativo nell’approccio strategico israeliano, fgurando come preludio a unanuova escalation militare tra Israele e Anâår Allåh.Da due anni gli õûñø attaccano il territorio israeliano, appellandosi all’ordinariaretorica che ogni cessazione delle ostilità sarà subordinata alla fne della guerra aGaza 3. L’uccisione, a seguito del lancio di un drone, di un cittadino israeliano nelluglio 2024 rappresenta un iniziale momento di ridefnizione del linguaggio milita-re tra i due attori, innescando il primo bombardamento israeliano reso pubblica-mente noto in Yemen (al-Õudayda) 4. Con il graduale intensifcarsi dello scontro ela distruzione da parte israeliana di infrastrutture critiche, sono però i civili yeme-

niti e non gli õûñø a pagare il prezzo maggiore in termini di morti e feriti. Successi-vamente, la volontà israeliana di focalizzarsi sui vertici del gruppo ribelle, con ilchiaro intento di troncare le strutture di comando e controllo sulla scia di quantofatto con Õizbullåh in Libano, inizia a emergere con una certa insistenza nelle di-chiarazioni del primo ministro Binyamin Netanyahu e del suo ministro della DifesaYisrael Katz 5. Si apre così una nuova fase della quale la morte di Rahawø rappre-senta lo stadio embrionale e che rifette l’ampliamento degli sforzi – è stata costitu-ita un’unità apposita – per una raccolta sistematica di informazioni fnalizzata auccisioni mirate 6.Gli uffciali israeliani ritengono che colpire il sistema d’intelligence del gruppo,le sue capacità militari e la sua industria della difesa sia l’unico modo per riuscire làdove la campagna statunitense di metà marzo-inizio maggio 2025 ha fallito 7. Primadi Rahawø, che quando questo articolo viene scritto risulta il funzionario õûñø di piùalto livello ucciso, gli israeliani avevano tentato di assassinare Muõammad ‘Abd al-Karøm al-Ôamårø, il capo di Stato maggiore delle Forze armate che faceva da pontetra le direttive politiche e l’esecuzione militare 8. Al-Ôamårø è una fgura chiave nelmovimento e non è casuale che all’indomani dell’attacco del 28 agosto gli õûñø sisiano apprestati a smentire le voci secondo cui fosse presente all’incontro 9, attri-buendogli una dichiarazione successiva ai bombardamenti proprio al fne di mette-re a tacere la notizia della sua morte. Viceversa, il defunto premier era espressionedel settore «amministrativo», testa di legno dei veri detentori del potere: alti uffcialiper lo più anonimi al grande pubblico e con protocolli di sicurezza ben codifcati 10.Ne consegue che la sua morte, così come quella degli altri ministri, non ha avutoalcun impatto reale sulla struttura di comando interna.Israele resta lontano dal decapitare il gruppo, ma perché ora? Lo Stato ebraicodeve modifcare il confronto militare con gli õûñø, allontanandosi da un approcciomeramente reattivo e trainato da un ciclo di rappresaglie. Il lancio da parte degliõûñø di un missile con una testata contenente munizioni a grappolo (che rilascianoesplosivi più piccoli e più diffcili da intercettare, aumentando così le possibilità disuperare il sistema di difesa aerea israeliano) 11 ha avuto un impatto psicologicomolto signifcativo, infuenzando la decisione del governo israeliano di avviare leOperazioni Oasi di giustizia e Goccia di fortuna. Lungi dall’essere un caso isolato 12, õûñø”», Walla, 24/8/2025 (originale in ebraico).8. «Yemeni Chief of Staff Survives Israeli Assassination Attempt», Tasnim News Agency,

tale episodio rimette in discussione la percezione che Israele ha della propria deter-renza, rendendo imperativo ridefnire l’approccio verso il fronte meridionale.A seguito dell’eliminazione di alcuni membri del proprio governo, Anâår Allåhha continuato a mostrarsi tenace, lanciando missili e droni contro Israele, incluso unattacco diretto contro l’aeroporto di Ramon vicino a Eilat, oltre a ostacolare il traff-co marittimo 13. Inoltre, nuove immagini satellitari mostrano riparazioni attive alleprincipali infrastrutture portuali di al-Õudayda, Ra’s ‘Øså e al-Âaløf, bombardate dagliisraeliani a luglio, per un ripristino delle capacità operative 14. Dinanzi a un intensi-fcarsi dell’escalation su entrambi i fronti, lo Yemen e la più ampia regione del Mar

0255075100 km Equidistanza delle isobate:100 braccia (fathoms) (1 braccio= 1,83 m) Ğabal al-Tayr

Kamarān

Abū ‘Alī

Zuqur

Piccola H.anīš Suyūl H.anīšGrande H.anīš Muh.abbaka

Ras Darma

Assab

Aden

Barīm

Gruppo Zubayr

Haycock

G o l f o d i A d e n M a r R o s s o Bāb al-Mandab

Isobate

Rosso si apprestano a diventare tra i tasselli più critici dell’instabilità regionale. All’o-rizzonte, il rischio latente di un nuovo confronto militare tra Iran e Israele. 22/8/2025.

no fniti nel mirino di Anâår Allåh. La residenza del leader del partito, Âådiq AbûRås, è stata posta sotto assedio secondo quanto riportato da fonti locali e tra gliarresti si annovera quello del segretario generale Ôåzø Aõmad al-Aõwal 20. Ciò cherende il Gpc una minaccia al monopolio di potere degli õûñø è la sua solida e ca-pillare rete tribale, sociale e politica distribuita in villaggi, distretti e governatorati 21.Distruggere queste fondamenta, smantellando il partito stesso, permette agli õûñø dipreservare la struttura verticistica da cui deriva la loro autorità, interamente ricon-dotta all’Uffcio del Sayyid di ‘Abd al-Malik al-Õûñø.Nella mentalità del movimento, ancor prima che in quella israeliana, sono inemici interni – quelli percepiti come oppositori nelle aree sotto il loro direttocontrollo e l’eterogeneo fronte anti-õûñø nel resto del paese – a rappresentare unaminaccia concreta. Emblematico è che le operazioni militari contro Israele sianostate fn dall’inizio affdate a una squadra ristretta legata all’asse della resistenza,mentre la dirigenza, nello specifco il suo apparato di sicurezza, si è concentratasull’arena interna 22. Secondo testimonianze locali, gli õûñø hanno già dispiegatomigliaia di combattenti sul fronte di Ma’rib vicino alle aree di confne con il gover-natorato di Šabwa, oltre a mobilitare rinforzi di combattimento lungo le linee difronte nei governatorati a nord-est e a nord-ovest (al-Ãawf e Õaããa) e in quellimeridionali (al-Bayîå’, Laõã, al-Îåli‘ e, Ta‘izz) 23.Il rafforzamento delle posizioni di Anâår Allåh attorno alla città di al-Õud-ayda ha aumentato il livello di allerta lungo la costa affacciata sul Mar Rosso. Sispecula molto sulla possibilità di una ripresa degli scontri e di un’imminente of-fensiva terrestre da parte delle forze allineate al governo di Aden (Irg) 24. Attorichiave all’interno della coalizione anti-õûñø, in particolare il Consiglio di transizio-ne del Sud (Stc) e le Forze di resistenza nazionale di ¡åriq Âåliõ, entrambi sup-portati fnanziariamente e militarmente da Abu Dhabi, hanno ripetutamenteespresso, in pubblico e in privato, la volontà di avviare un’offensiva con il sup-porto aereo di partner regionali (Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) e deglialleati internazionali (gli Stati Uniti). L’Stc avrebbe inoltre già espresso interesse acooperare con Israele 25.Gli attacchi israeliani hanno aggravato una situazione già di forte pressioneall’interno del gruppo – la campagna statunitense di bombardamenti ha causatoperdite e danni signifcativi – oltre a sfatare il mito della sua invulnerabilità. Per gliõûñø perdere terreno, veder compromessa la propria profondità strategica rappre-senta l’incubo peggiore. Resta da capire se le diverse fazioni all’interno dell’Irg si-ano in grado di lanciare, nel breve termine, un’offensiva capace di modifcare gli

equilibri di potere che attualmente favoriscono gli õûñø. Senza un chiaro sostegnofnanziario, logistico e militare da parte di Washington e delle capitali arabe delGolfo, in particolare di Riyad, ottenere signifcativi vantaggi militari risulterebbeancora più diffcile. «Il governo soffre di strutture militari e politiche fragili, aggra-vate da divisioni tra i suoi componenti. (…) Qualsiasi offensiva di vasta portata ri-chiederebbe decisioni unifcate e un forte sostegno regionale, condizioni attual-mente assenti. Nel medio termine, un eventuale cambiamento potrebbe derivareda una modifca della posizione saudita – dovessero gli õûñø superare i paletti nelMar Rosso. In tal caso, potrebbero essere lanciate operazioni limitate ma mirate,volte più a indebolire gli õûñø che a rovesciarli completamente, non essendoci con-senso locale, regionale e internazionale per un’azione di questo tipo» 26. Yemen a supporto degli õûñø: l’Iran e, in modalità diverse, la Cina e la Russia. Larelazione di Anâår Allåh con Teheran rimane tra le più complesse a livello di ana-lisi, poiché etichettare gli õûñø come un «clienti» della Repubblica Islamica risultafuorviante e non consente di comprendere come tale gruppo operi in base a inte-ressi ed esigenze maturati in una specifca dimensione locale. In primo luogo, ilpartenariato tra i due attori poggia sulla comune insoddisfazione per la percepitaingiustizia dello status quo regionale, su una condivisa ideologia islamista e su unavisione antistatunitense e antisionista 27. Si tratta del primo dei due livelli – quellopubblico – su cui opera la relazione, che risponde all’esigenza iraniana di ambigui-tà e negabilità (deniability) e a quella del gruppo yemenita di non voler far emer-gere il reale rapporto con Teheran 28.La dimensione più profonda è quella militare, favorita dalla progressiva inte-grazione degli õûñø all’interno dell’asse della resistenza grazie a istituzioni quali ilConsiglio del jihåd. Il supporto diretto di Teheran ai ribelli yemeniti si traduce neltrasferimento di tecnologia avanzata (droni e missili), nella presenza in loco diesperti e consiglieri tra i ranghi dei Guardiani della rivoluzione islamica e nell’uti-lizzo di armi made in Iran ma assemblate a Âan‘å’ e presentate come di fabbrica-zione õûñø. I funzionari israeliani hanno attribuito l’uso di munizioni a grappolo altrasferimento di tecnologia iraniana, sostenendo che Teheran abbia impiegatoun’arma simile durante la guerra dei 12 giorni  29. Questo ingente investimento ira-niano consente agli õûñø di annunciare e rivendicare attacchi contro i loro «nemici»esterni. Inoltre, ha permesso loro di trasformare il Mar Rosso e lo stretto di Båbal-Mandab in un’area di pressione a livello globale 30.Lo scontro militare tra Iran e Israele non ha intaccato il ruolo centrale giocatoda Teheran nelle dinamiche yemenite. Alcune intercettazioni testimoniano come la

Repubblica Islamica stia ancora tentando di contrabbandare armi e munizioni 31,sebbene il rifornimento abbia visto un rallentamento. Questo aspetto, che puòapparire poco rilevante nel breve termine considerando che gli õûñø dispongono diun arsenale sostanziale e del know-how per produrre internamente, nel lungo Image from page 151

periodo comporterà una diminuzione delle capacità, oltre che della scorte 32. Gliõûñø non sono invincibili e la loro forza dipende ancora fortemente dalle reti diapprovvigionamento, dalle rotte di contrabbando e dalle capacità di reclutamento.Essi si stanno già adoperando per una diversifcazione dei propri partner, guardan-do alla Cina e alla Russia. Rappresentanti cinesi e russi avrebbero stretto un’intesanon uffciale con i ribelli yemeniti, offrendo sostegno logistico e militare in cambiodella garanzia di non subire attacchi nel Mar Rosso 33.Pechino avrebbe dato via libera ad aziende connesse all’Esercito popolare diliberazione per condividere dati di tracciamento, come immagini satellitari 34, e perfornire componenti tecnologiche utili allo sviluppo di droni e missili di nuova ge-nerazione destinati agli õûñø 35. Parallelamente, la Cina mantiene aperti i contattidiretti con l’Irg e cerca di bilanciare le relazioni con Teheran e con i paesi arabi delGolfo, in linea con la più ampia strategia di tutela della Belt and Road Initiative(Bri, di cui lo Yemen fa parte).Anche Mosca dichiara di mantenere un atteggiamento neutrale rispetto alconfitto yemenita, ma negli ultimi tempi i rapporti con Anâår Allåh si sono inten-sifcati. Sono trapelate informazioni in merito alla presenza di consiglieri dell’in-telligence russa a Âan‘å’ e a negoziati in corso per l’approvvigionamento di armidalla Russia, nonché circa l’arruolamento di combattenti õûñø da impiegare sulfronte ucraino in cambio di entrate per sostenere le operazioni militari del grup-po 36. «Gli õûñø sono molto più potenti e organizzati rispetto all’inizio della guerracivile. Tuttavia, essi risultano anche più vulnerabili alle sfde interne ed esterne(…) essendo la traiettoria futura del movimento legata a doppio flo alle dinami-che regionali e agli sforzi internazionali di contenimento della sua infuenza nel### Mar Rosso» 37.

Magic Seas e l’Eternity C, sono state affondate 38, mentre all’indomani degli attacchiisraeliani del 28 agosto era la petroliera israeliana Scarlet Ray a essere attaccata neipressi della città portuale di Yanbu‘, al largo della costa saudita 39. Nel quadro del-la «quarta fase d’assedio» 40, gli õûñø hanno esplicitamente dichiarato la volontà diriprendere gli attacchi contro ogni nave commerciale destinata ai porti israeliani o

Guardian, 10/7/2025.

Anadolu Ajansı, 1/9/2025.

Israele?», Al-Jazeera, 31/7/2025 (originale in arabo).

associata a compagnie con legami con Israele. Nessuna esclusa, comprese quelleaffliate agli Stati Uniti.Sebbene la dichiarazione degli õûñø possa risultare più un messaggio a scopopropagandistico che un accenno a un’imminente azione militare contro Washin-gton 41, la nuova escalation militare con Israele rischia concretamente di compro-mettere il cessate-il-fuoco con gli Stati Uniti, potenzialmente scatenando una signi-fcativa risposta statunitense contro il gruppo. Non è diffcile immaginare che gliisraeliani stiano facendo pressione affnché l’alleato d’oltreoceano rinnovi le azionimilitari. Parallelamente, Anâår Allåh desidera sottolineare la prontezza non solo adaffrontare Israele, ma anche a sfdare i suoi presunti alleati regionali.Gli õûñø hanno da ultimo rafforzato la loro retorica contro l’Arabia Saudita,alimentando la narrazione del sostegno saudita a Israele. L’attacco avvenuto neipressi di Yanbu‘ è un messaggio inequivocabile per Riyad: anche il Regno si trovanel raggio d’azione dei missili del gruppo. Essendo l’Arabia Saudita l’altro princi-pale attore regionale coinvolto nelle dinamiche yemenite, gli õûñø tendono a mi-nacciarla nei momenti di maggior tensione, per strappare concessioni. Al fne disalvaguardare la sicurezza e l’integrità territoriale del paese, i funzionari sauditipuntano a mantenere un canale diplomatico con gli õûñø, impegnandosi con ilgruppo sul piano politico ed economico e fungendo, per ora, da ostacolo princi-pale a qualsiasi offensiva contro di esso. L’attuale strategia del Regno sembraquella di lasciare ad attori esterni – come Israele – il compito di esercitare unapressione militare diretta.Alla luce di queste dinamiche, pare diffcile immaginare un percorso di disten-sione nel breve periodo. I bombardamenti israeliani non faranno che alimentarel’intransigenza di Anâår Allåh, rafforzandone la narrazione di resistenza e la volon-tà di perseguire un confitto prolungato e asimmetrico, contro Israele e nel qua-drante del Mar Rosso. La portata delle sue azioni potrebbe estendersi ad altri teatricritici, quali il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano, compromettendo ulteriormentela sicurezza marittima globale. Inoltre, con il tabù dell’inviolabilità territoriale deipaesi arabi del Golfo nuovamente infranto dall’attacco israeliano contro il Qatar,anche l’ipotesi di attacchi õûñø a infrastrutture critiche in Arabia Saudita o negliEmirati Arabi Uniti non può più essere considerata, a priori, impossibile.

Group Says», Usni News, 29/7/2025.

Viaggio attraverso le faglie dei paesi di Šåm: dal Sud del Libanosotto il controllo israeliano alla Siria nell’orbita turca. Gli Usamediano tra alleati in rotta di collisione, lo Stato ebraico neapprofitta. L’Eufrate come prossimo fronte di guerra.