Cosa la Cina può perderein Medio Oriente
Autore: LIU Guoxi
di LIU Guoxi 1.## IL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE, LO scontro tra Gerusalemme e Teheran e quello tra quest’ultima e gli Stati Unitisono ormai intrecciati. La Repubblica Popolare Cinese ha partecipato attiva-mente alle mediazioni in Medio Oriente. Ha promosso il cessate-il-fuoco e la f-ne delle ostilità, dimostrandosi una grande potenza responsabile. Proponendolo sviluppo come via per la pace, Pechino vuole fornire un contributo impor-tante all’attenuazione delle tensioni regionali. Per la diplomazia cinese, il con-fitto tra Iran e Israele rappresenta tanto un’opportunità quanto una sfda. So-prattutto per quel che riguarda la sicurezza energetica e la proiezione infra-strutturale della Repubblica Popolare in Eurasia. L’asse della resistenza e lo Stato ebraico si confrontano in una guerra asim-metrica. Grazie alle sue capacità belliche e di intelligence, il governo israelianoha eliminato alcuni leader di Õizbullåh e Õamås. Ha persino sostenuto Hay’atTaõrør al-Shåm (Hts) per rovesciare il regime di Baššår al-Asad in Siria. Ma le
forze õûñø in Yemen, grazie alla loro posizione strategica, hanno attaccato navilegate allo Stato ebraico, portaerei statunitensi e infrastrutture militari prossimeal Mar Rosso. Così è iniziata una crisi che ha avuto gravi ripercussioni sul traspor-to energetico e sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento.Da tempo Teheran persegue una strategia di difesa avanzata, volta a tenereil nemico lontano dai propri confni e a proteggere il regime islamico. Dopo chegli Stati Uniti nel 2003 hanno rovesciato Saddam Hussein in Iraq, eliminando unconcorrente regionale dell’Iran, quest’ultimo ha intensifcato l’esportazione dellarivoluzione sciita nella regione attraverso fnanziamenti, supporto tecnologico eaddestramento militare. Di fatto ha iniziato a forgiare la cosiddetta mezzalunasciita.Con il confitto israelo-palestinese e poi il crollo dell’asse della resistenza, loStato ebraico ha colpito i punti deboli dell’Iran. Lo scontro ha incrinato l’equili-brio di deterrenza strategica tra le due potenze e, con il diretto coinvolgimentodegli Stati Uniti, il rischio di un’escalation incontrollata è notevolmente aumen-tato. Trump è tornato alla Casa Bianca e gli Stati Uniti hanno scelto nuovamenteun approccio unilaterale: America First. L’interventismo, l’egemonismo e l’av-venturismo militare di Washington hanno accresciuto il caos mediorientale.
tar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Kuwait. Il consesso in questione favorisce ildialogo, la cooperazione e lo scambio tra loro e la Cina. Soprattutto ora che bi-sogna far fronte contemporaneamente al confitto russo-ucraino e a quello israe-lo-palestinese.L’organizzazione ha come priorità combattere i «tre mali» (terrorismo, estre-mismo religioso e separatismo etnico) e preservare la sicurezza e la stabilità traMedio Oriente e Asia centrale. Il frettoloso ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistane il ritorno al potere dei taliban nel 2021 ha consentito la riemersione del terro-rismo. Gli attentati di gruppi come lo Stato Islamico e l’Esercito di liberazione delBalucistan hanno causato gravi perdite di vite umane e danni infrastrutturali inCina, Pakistan, Iran e altri paesi. Lo scorso luglio, pure il gruppo Ãaiš al-‘Adl hacolpito nel Sistan-Balucistan (Iran sud-orientale).La Sco sta rafforzando la collaborazione pratica nell’ambito della Strutturaregionale antiterrorismo (un suo organo permanente) per garantire la sicurezzain prossimità della Repubblica Popolare. Inoltre, l’organizzazione contribuisce aconsolidare l’equilibrio politico e securitario in Asia centrale. Dopo lo scoppiodel confitto russo-ucraino, qui l’infuenza politica di Mosca è diminuita. Per gliStati Uniti, questa parte di mondo ricca di risorse energetiche e di vie di traspor-to è strategica per il controbilanciamento di Cina e Russia. Nell’agosto 2025, allaCasa Bianca i leader di Azerbaigian e Armenia hanno frmato un accordo che per99 anni concede all’America i diritti esclusivi di sviluppo della rotta terrestre no-ta come corridoio di Zangezur. Questa mossa preoccupa Mosca e Teheran poi-ché consentirà a Washington di trasformare le attività commerciali in strumentigeostrategici, indebolendo l’infuenza russa e iraniana nel Caucaso meridionale.L’eventuale compromissione dell’equilibrio geopolitico in Asia centrale e in Me-dio Oriente si ripercuoterebbe negativamente sulla Cina.Infne, la Sco favorisce lo sviluppo della Belt and Road Intiative (Bri, nuovevie della seta), di cui l’Asia centrale rappresenta la prima cruciale tappa economicae geopolitica a ovest della Repubblica Popolare. Nel 2024, il commercio totale traquest’ultima e i paesi della regione ha raggiunto i 94,8 miliardi di dollari, con unaumento di 5,4 miliardi rispetto all’anno precedente. Sempre nel 2024, il commer-cio tra Cina e Medio Oriente è stato superiore ai 410 miliardi di dollari.La Sco sostiene la sinergia strategica tra Pechino e i paesi sul suo fanco oc-cidentale, promuove la loro interazione in settori chiave come energia, infrastrut-ture, fnanza, intelligenza artifciale e agricoltura sostenibile. Ciò non solo infon-de vitalità allo sviluppo e alla prosperità in Asia, ma contribuisce anche in modosignifcativo alla globalizzazione e alla defnizione di un nuovo percorso di mo-dernizzazione.È in questo contesto che, durante il vertice Sco svoltosi a Tianjin lo scorsosettembre, Xi ha presentato l’Iniziativa per la governance globale (Igg), la qualesi somma a quelle per lo sviluppo, la sicurezza e la civiltà globale. I princìpifondamentali della Igg sono il multilateralismo, il rispetto della sovranità altrui edello Stato di diritto.

te non desidera. Un Medio Oriente stabile e pacifco rappresenta una garanziaessenziale per lo sviluppo della Bri. Dopo gli attacchi statunitensi agli impianti nucleari della Repubblica Islamica,alcuni media occidentali hanno sostenuto che Pechino non avesse prestato so-stegno a Teheran, insinuando un indebolimento del loro legame. Si tratta di unalettura superfciale. Nel lungo periodo, la cooperazione sino-iraniana resterà so-lida. Pechino aderisce alla politica di non ingerenza negli affari interni e pone alcentro della sua diplomazia i cinque princìpi di coesistenza pacifca: rispettoreciproco dell’integrità territoriale e della sovranità; non aggressione; non inter-ferenza negli affari interni; uguaglianza e mutuo benefcio; coesistenza pacifca.Soprattutto, Cina e Iran appartengono entrambe al Sud Globale e presso laSco e i Brics si sostengono in merito ai rispettivi interessi fondamentali, promuo-
vendo il multilateralismo e opponendosi all’egemonismo: questo è il punto piùimportante di convergenza nelle loro relazioni.In aggiunta, l’Iran occupa una posizione di rilievo nella Bri. L’accordo dicooperazione frmato nel 2021 da Pechino e Teheran prevede investimenti cine-si pari 400 miliardi di dollari nell’arco di 25 anni in settori come energia, infra-strutture, fnanza e sanità. Nonostante le forti interferenze esterne, soprattuttostatunitensi, le prospettive di cooperazione nel contrasto alle sanzioni americanee nella lotta al terrorismo restano ampie, ponendo le basi per un nuovo salto diqualità da parte del partenariato economico bilaterale. (traduzione di Chiara Lepri)
Grazie all’accordo di mutua difesa con Riyad, il Pakistan si pensagrande potenza islamica. Per bin Salmån è solo uno strumentomilitare in funzione anti-iraniana. Un gioco d’equilibri nei rapporticon India e Israele, sotto l’attenzione discreta di Cina e Stati Uniti.