LIMES - Rivista Italiana di Geopolitica

Il Caucaso meridionale mescola le carte

di Aldo FERRARI

Il Caucaso meridionale mescola le carte

Autore: Aldo FERRARI


di Aldo FERRARI Caucaso, pur nelle sue dinamiche complesse e spesso violente, appare abbastanzastabile all’interno della Federazione Russa, quella meridionale si trova oggi in unafase di notevole dinamismo politico, che sta ridefnendo la sua confgurazione innetta rottura con il recente passato. Sino a pochi anni fa, infatti, le tendenze geo-politiche delle tre repubbliche della regione potevano essere riassunte in questomodo: la Georgia era orientata chiaramente in senso flo-occidentale; l’Armeniaaveva un solido rapporto strategico con la Russia pur mantenendo forti legami conUsa, Ue e Iran; l’Azerbaigian collaborava positivamente tanto con la Russia quantocon la Turchia, cercando di capitalizzare al massimo le sue ricchezze energetiche.Negli ultimi anni questi orientamenti sono venuti ampiamente meno e le dinami-che regionali sono in rapida evoluzione. Georgia: una svolta filorussa? Dopo otto anni di governo del presidente flo-occidentale Mikheil Saakashvili,che ottenne buoni risultati nella lotta alla corruzione ma porta la responsabilità dellaguerra (perduta) contro Mosca del 2008, nelle elezioni parlamentari del 2012 andòal potere Sogno georgiano, una nuova formazione politica fondata dal ricco impren-ditore Bidzina Ivanishvili, la cui fortuna è stata costruita soprattutto in Russia 1.Sogno georgiano ha notevolmente mutato lo scenario politico del paese, man-tenendo l’orientamento flo-occidentale – nel giugno 2014 fu siglato l’accordo diassociazione con l’Unione Europea – ma muovendosi in maniera più prudente nei

confronti di Mosca. Pertanto, dopo l’annessione della Crimea nel 2014, Tbilisiespresse solidarietà all’Ucraina, adottando però sanzioni molto limitate verso laRussia per non compromettere la propria economia. Negli anni successivi i rappor-ti tra Mosca e Tbilisi sono migliorati, in particolare per quel che riguarda il settoreturistico, con discrete ricadute economiche. Tanto le elezioni del 2016 quantoquelle del 2020 hanno riconfermato Sogno georgiano, capace di intercettare il votodella maggioranza dei georgiani e conquistare solide maggioranze parlamentari.Tali risultati sono spiegabili con la disgregazione dello schieramento politico cheaveva sostenuto Saakashvili, ma anche con la capacità di questo partito di preser-vare l’orientamento flo-europeo che contraddistingue l’intera società georgianaintercettando al tempo stesso i sentimenti conservatori che sono molto forti al suointerno 2. Tali sentimenti risentono notevolmente dell’infusso della Chiesa ortodos-sa, che gode di grande prestigio in Georgia e si oppone a molti princìpi riconduci-bili all’Unione Europea, in particolare nella sfera morale e familiare. Va segnalatain questo ambito la forte opposizione della Chiesa georgiana all’omosessualità, inparticolare riguardo all’organizzazione di attività legate alla comunità lgbt, più vol-te concluse con degli scontri 3.Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la Georgia si è mostratasolidale con Kiev, ma evitando con cura di farsi coinvolgere nel confitto, cosa chesarebbe stata possibile vista la permanente volontà di Tbilisi di ricondurre al pro-prio interno le regioni secessioniste di Abkhazia e Ossezia del Sud. La Georgia nonaderì neppure alle sanzioni internazionali contro la Russia temendo che potesseroavere conseguenze negative sull’economia del paese. Al contrario, negli ultimianni il commercio con la Russia è aumentato notevolmente, e Mosca ha ancheabolito il regime dei visti con la Georgia ristabilendo inoltre voli diretti. La posizio-ne prudente adottata da Tbilisi nei confronti di Mosca è stata fortemente criticatada Kiev e da Washington, senza però che questo impedisse al Consiglio europeodi concedere alla Georgia lo status di paese candidato nel dicembre 2023.Nonostante tale importante successo, il governo di Sogno georgiano ha vistointensifcarsi le proteste interne da parte di chi teme che il paese si stia comunqueallontanando dal percorso verso Occidente o tenda addirittura ad avvicinarsi allaRussia. Gli stessi timori hanno preso piede in Europa e negli Stati Uniti, dove lecritiche al governo in carica sono ormai sempre più forti. Molta attenzione ha at-tratto soprattutto la contrastata approvazione, il 28 maggio 2024, della cosiddettalegge russa, che considera «agenti stranieri» gli enti che ricevano dall’estero un f-nanziamento superiore al 20%. In effetti, esiste una notevole somiglianza con unalegge varata in Russia nel 2012, ma interpretarla come una prova dell’infusso diMosca su Tbilisi appare quanto mai discutibile alla luce della storia di questo pae-se. In Georgia, infatti, non esiste alcuna componente politica o culturale di rilievoche possa essere considerata realmente «florussa». Pertanto, defnire «russa» unalegge come quella sugli agenti stranieri ha solo l’obbiettivo di screditarla agli occhi

della popolazione e della comunità internazionale. Come ha osservato StephenJones, uno dei maggiori specialisti di questo paese: «Sogno georgiano cerca un le-game con l’Europa, ma un legame molto particolare. La sua visione è quella di unaEuropa illiberale. Sogno georgiano si è allineato alla vecchia tradizione europea delpopulismo di destra e si è unito alla schiera di Viktor Orbán, Robert Fico, MarineLe Pen e Giorgia Meloni» 4.È dunque in questa ottica, comune a molti movimenti politici europei, che sidevono in effetti leggere sia la «legge russa» sia quella di orientamento conservato-re sui «Valori della famiglia e la protezione dei minori» approvata a settembre 2024.Tanto il fondatore di Sogno georgiano – Bidzina Ivanishvili, che continua a guidar-ne l’azione dedicando al tempo stesso molta attenzione alla difesa del suo patrimo-nio 5 – quanto il capo del governo, Irakli Kobakhidze, hanno affermato che questeleggi prendono di mira essenzialmente le ong attive nella promozione della «pro-paganda lgbt». Entrambi, però, hanno portato al tempo stesso la polemica anchenell’ambito politico internazionale, evocando l’esistenza di un «partito della guerraglobale» che tenterebbe di spingere il paese contro la Russia utilizzando a questoscopo le manifestazioni di protesta per indebolire il governo 6.In ogni caso, le elezioni parlamentari dell’ottobre 2024 si sono svolte in uncontesto politico molto acceso anche per l’atteggiamento fortemente critico assuntodalla ex presidente Salome Zurabishvili nei confronti del governo. Anche Bruxellesha ritenuto di dover intervenire, giungendo a produrre l’8 ottobre una «Risoluzionedel Parlamento europeo sul regresso democratico e le minacce al pluralismo poli-tico in Georgia» 7, con una chiara scelta di campo a favore dell’opposizione. BidzinaIvanishvili ha invece impostato la campagna elettorale del suo partito defnendo leelezioni come una scelta tra pace e guerra, attribuendo all’opposizione sostenutadai paesi occidentali la volontà di portare la Georgia a combattere contro la Russiacon un rischio gravissimo per la sicurezza e il benessere del paese 8.Le elezioni hanno visto la vittoria del partito Sogno georgiano con il 54% deivoti, secondo i dati uffciali, un risultato che l’opposizione rifuta di riconoscere conil forte sostegno dell’Occidente. Il 28 novembre il primo ministro Kobakhidze haannunciato la sospensione fno al 2028 dei negoziati di adesione all’Unione Euro-pea, accusandola di aver fatto leva sulle proteste per esercitare indebite pressionisul governo. Lo scontro politico nel paese rimane estremamente acceso e le oppo-sizioni non hanno partecipato nel dicembre 2024 alle elezioni del nuovo presiden-te della Repubblica Mikheil Kavelashvili, espresso da Sogno georgiano. Negli ultimimesi il contrasto tra Tbilisi e l’Unione Europea si è ulteriormente approfondito,mentre il rapporto con gli Stati Uniti di Trump appare meno confittuale, almeno

Transeuropa, 16/5/2024.

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secondo il governo georgiano 9. La Georgia, che per molto tempo è stato il paesecaucasico più chiaramente indirizzato verso Occidente, si trova quindi attualmentein una situazione imprevedibile sino a pochi anni fa, ma che potrebbe cambiarepresto vista la sua vivacità politica. L’Armenia in mezzo al guado L’Armenia, a lungo ancorata all’alleanza con Mosca, ha cambiato il suo orien-tamento politico a partire dal 2018, in seguito alla cosiddetta «rivoluzione di vellu-to», guidata dal giornalista Nikol Pashinyan. Presentatosi come paladino della lottaalla corruzione della vecchia classe dirigente, Pashinyan costrinse alle dimissioni ilpremier Serz Sargsyan, originario dell’Alto Karabakh e strettamente legato a Mosca.Nel novembre 2018 le elezioni parlamentari diedero al blocco politico del nuovoleader una maggioranza molto solida (70% dei voti e 88 dei 132 seggi in parlamen-to) 10. La Russia si dichiarò neutrale in queste vicende interne dell’Armenia, ma lemodalità stesse, «dal basso», del cambiamento politico avvenuto nel tradizionalealleato caucasico furono poco apprezzate dal Cremlino. Anche se Pashinyan si af-frettò a dichiarare che il collocamento internazionale del paese non sarebbe cam-biato, non vi è dubbio che la Russia l’abbia considerato meno affdabile dei leaderprecedenti.Pashinyan ha dato seguito alla promessa di lottare contro la corruzione facen-do arrestare tra gli altri l’ex presidente Robert Kocharyan e il generale ManvelGrigoryan, ma non ha sfruttato l’enorme popolarità iniziale per cominciare unaseria attività diplomatica con Baku sulla questione dell’Alto Karabakh. E neppureha saputo preparare il paese alla guerra contro un Azerbaigian che nel corso deglianni si era enormemente rafforzato militarmente. Nel momento dell’attacco di Ba-ku nel settembre 2020 l’Armenia si è fatta trovare impreparata militarmente e privaal tempo stesso di ogni sostegno da parte di Mosca, andando quindi incontro a unadisfatta. Nonostante le forti proteste di gran parte della popolazione per la disastro-sa gestione della guerra, Pashinyan è riuscito a vincere le elezioni del novembre2021, continuando quindi a governare l’Armenia.Sotto la sua guida Erevan ha cercato nuove strade 11, ma muovendosi in ma-niera poco prudente nei confronti di Mosca, in particolare rafforzando la collabo-razione militare con gli Stati Uniti e aderendo alla Corte penale internazionale, ilche determinerebbe l’arresto di Putin nel caso mettesse piede nel paese. L’Arme-nia, inoltre, si è rivolta anche all’Unione Europea, che si è mostrata sensibile aquesta richiesta di aiuto e ha inviato nel marzo 2023 una missione disarmata sul XXXIII/2022, pp. 447-477; TH. DE WAALL, «Armenia Navigates a Path Away From Russia», Carnegie### Europe, 11/7/2024.

confne armeno a monitorare le azioni dell’Azerbaigian. Una novità di rilievo, madel tutto ineffcace, come ha mostrato il nuovo attacco portato da Baku nel settem-bre di quell’anno contro l’Alto Karabakh, non casualmente proprio nei giorni incui aveva luogo una improvvida esercitazione militare congiunta armeno-america-na che Mosca ha evidentemente percepito come una provocazione. L’esistenzastessa dell’Alto Karabakh è stata pertanto spezzata senza che la Russia e la stessaArmenia intervenissero. L’intera popolazione armena ha lasciato la regione, cosadel tutto comprensibile vista la completa assenza da parte di Baku di garanzie diautonomia e di sicurezza, in particolare per le numerose persone coinvolte neidecenni precedenti nella gestione politica e militare di questo Stato de facto, chia-mato Artsakh dagli armeni.Pashinyan continua a spingere con decisione per recidere defnitivamente illegame con Mosca e avvicinarsi all’Occidente. Il 12 febbraio 2025 il parlamento diErevan ha approvato in prima lettura un disegno di legge che autorizza il governoa chiedere l’adesione all’Unione Europea, un processo che potrebbe peraltro ri-chiedere decenni. Ovviamente la Russia, che resta il principale partner economicodell’Armenia, si oppone fermamente a questo tentativo dell’antico alleato di entra-re nel campo occidentale. Erevan si trova oggi in una situazione molto diffcile,priva della tradizionale alleanza con Mosca e stretta nella morsa di due paesi ostilie strapotenti come Azerbaigian e Turchia 12. L’arrivo dei numerosi profughi prove-nienti dall’Alto Karabakh ha portato ulteriori diffcoltà a un paese già provato dallasconftta e la cui popolazione non arriva a tre milioni.In questa situazione precaria e dolorosa, la scommessa politica dell’attualedirigenza armena è di normalizzare le relazioni con i vicini turchi e azeri, in primoluogo lavorando verso un accordo di pace con Baku fondato sul riconoscimentoreciproco delle frontiere e quindi sulla rinuncia defnitiva – anche nella costituzio-ne – all’Alto Karabakh. La società armena è fortemente polarizzata tra chi continuaa sostenere Pashinyan, la cui popolarità appare comunque in netta diminuzione, eun’opposizione che fatica a organizzarsi con effcacia. Occorre tuttavia osservareche Pashinyan sta usando sempre di più le maniere forti nei confronti degli oppo-sitori. L’arresto il 17 giugno dell’imprenditore Samvel Karapetyan, molto legato allaRussia e sospettato di voler creare una nuova forza politica, va visto in questa otti-ca. E lo stesso può dirsi dell’attacco frontale portato alla Chiesa armena, alcunimembri della quale sono chiaramente ostili alla leadership di Pashinyan, come hamostrato il successo riscosso nel 2024 dall’arcivescovo Bagrat Galstanyan, che sioppose alla riconsegna di alcuni villaggi all’Azerbaigian con notevole sostegnopopolare. Oltre al suo arresto, avvenuto sempre nel mese di giugno assieme aquello di un altro arcivescovo, Mikael Adzhapachyan, è da segnalare anche undurissimo attacco personale di Pashinyan al catholicos Karekin II, accusato di in-degnità morale. Tutto questo sembra indicare che proprio la Chiesa costituisce ilprincipale centro di resistenza alla odierna dirigenza politica armena. Maior, XXXV/2024, pp. 399-420.

In questa situazione complessa ha avuto luogo l’8 agosto a Washington – conl’intervento personale di Donald Trump – la frma da parte di Pashinyan e delpresidente azero Aliyev di un accordo preliminare di pace tra Armenia e Azerbai-gian. Il punto centrale di questo accordo è il «riconoscimento dell’integrità territo-riale e della giurisdizione degli Stati», che sottintende da parte armena l’abbando-no di ogni rivendicazione dell’Alto Karabakh, senza alcun riferimento al diritto alritorno dei suoi abitanti o alla tutela del patrimonio artistico presente nel territorio.L’accordo prevede inoltre «una connessione senza ostacoli tra la parte principaledella Repubblica dell’Azerbaigian e la sua Repubblica Autonoma di Naxçıvan at-traverso il territorio della Repubblica di Armenia». Tale connessione dovrebbeessere garantita da una società privata statunitense per mezzo di un progettochiamato «Trump Route for International Peace and Prosperity» (Tripp) 13. Questocorridoio, noto anche come Zangezur, e l’accordo nel suo complesso sono avver-sati da gran parte della popolazione armena, che lamenta il rischio di perdere lasovranità su una parte del territorio nazionale di grande importanza perché coin-cide con il confne con l’Iran. Teheran, a sua volta, si oppone con forza alla pre-senza statunitense alla sua frontiera settentrionale, considerata una minaccia allasicurezza nazionale 14.L’accordo deve ancora essere ratifcato e sicuramente costituirà uno dei temicentrali della campagna elettorale per elezioni parlamentari, previste nel 2026, cheforniranno un quadro più defnito dell’evoluzione politica dell’Armenia. Le ambizioni dell’Azerbaigian Ilham Aliyev è stato rieletto per il terzo mandato presidenziale nell’ottobre2013 e per il quarto nel 2018 in un contesto contrassegnato da corruzione, ille-galità e repressione di ogni forma di opposizione politica 15, ma anche da unforte sviluppo economico grazie alle ricchezze energetiche del paese. Questosviluppo ha consentito anche un notevole rafforzamento militare, visibile già neiviolenti scontri frontalieri dell’aprile 2016, che videro l’esercito armeno in diff-coltà. Nel 2020 Baku dapprima attaccò il confne internazionale dell’Armenia nelmese di luglio, quindi il 27 settembre sferrò una violenta offensiva contro l’AltoKarabakh. Nel corso dei 44 giorni di guerra la superiorità militare dell’Azerbai-gian si palesò con molta chiarezza, anche grazie all’uso di droni turchi e israelia-ni 16. La Russia, pur alleata dell’Armenia all’interno dell’Organizzazione del tratta-to di sicurezza collettiva, si astenne dall’intervento militare perché il confitto nonriguardava il territorio di quest’ultima, ma quello della non riconosciuta repub- L. BROERS (a cura di), op. cit., p. 172.# 16. Per il rapporto tra Baku e Tel Aviv si veda R.A. COHEN, L. TZVI, «A Triangle of Interests: Azerbaijan, Iran and Israel», Iran and the Caucasus, vol. 25, n. 1, 2021, pp. 74-89.

blica dell’Alto Karabakh. Il deciso intervento diplomatico di Mosca il 10 novem-bre pose tuttavia fne alla guerra imponendo un armistizio in seguito al quale gliarmeni dovettero cedere tutti i distretti etnicamente azeri conquistati nel 1994 equasi metà del territorio dell’Alto Karabakh vero e proprio, inclusa la città diShushi/ùuúa, la cui importanza è fondamentale nel discorso storico-culturale diBaku. L’Armenia, inoltre, si impegnò a fornire sul suo territorio meridionale un«corridoio» di trasporto tra l’Azerbaigian e l’exclave del Naxçıvan. Una forza russadi peacekeeping si interpose allora tra armeni e azeri per una durata di cinqueanni, al termine dei quali avrebbe dovuto ritirarsi se una delle due parti – presu-mibilmente Baku – ne avesse fatto richiesta 17.Questo accordo mostrò rapidamente la sua fragilità. Poco dopo, infatti, l’Azer-baigian occupò alcune posizioni strategicamente importanti nel territorio della re-pubblica armena senza che Mosca intervenisse, sebbene in questo caso fosse te-nuta a farlo per l’alleanza con Erevan. Nel dicembre 2022 sedicenti ambientalistiazeri bloccarono l’unica strada di collegamento tra l’Armenia e l’Alto Karabakhdeterminando una gravissima crisi umanitaria nella regione. Neppure in questocaso i militari russi intervennero. Infne, il 19 settembre 2023, Baku lanciò un altroattacco, che portò alla resa e all’immediato scioglimento delle istituzioni dell’AltoKarabakh. L’azione militare di Baku ha costretto l’intera popolazione armena dellaregione alla fuga, probabilmente per sempre. Molti suoi dirigenti sono detenuti inmaniera illegale nelle prigioni dell’Azerbaigian e la loro sorte è incerta, come sta-bilito anche da una risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2025 18.Il confitto tra Armenia e Azerbaigian per l’Alto Karabakh si è quindi risolto inmodo chiaro e presumibilmente defnitivo. La vittoria non ha peraltro posto fneall’aggressività di Baku che rivendica sempre più spesso come proprio l’intero ter-ritorio armeno, defnito Azerbaigian occidentale 19 sulla base di una lettura storicadel tutto inconsistente del suo carattere «azero» prima della conquista russa delCaucaso meridionale nel 1828  20. Sebbene sia possibile interpretare il discorsosull’«Azerbaigian occidentale» come una forma di pressione diplomatica per costrin-gere Erevan a un trattato di pace fortemente svantaggioso 21, l’aggressivo espansio-nismo di Baku verso l’Armenia ha un carattere potenzialmente genocidario. Èevidente infatti che la liberazione delle «terre occupate dagli armeni» potrebbe av-venire solo sterminando o scacciando questi ultimi 22. Queste rivendicazioni aggres- Western Azerbaijan, in corso di stampa.# 22. A. FRAPPI, «La storiografa nel Caucaso meridionale. Un rischio genocidario?», in L. ZAGATO (a cura di), Il genocidio. Declinazioni e risposte di inizio secolo, Torino 2018, Giappichelli, pp. 173-178.

sive sono peraltro ignorate da molti paesi, incluso il nostro, che traggono ampivantaggi dalla collaborazione energetica con l’Azerbaigian.In ogni caso, i successi militari del 2020 e del 2023 hanno rappresentato unasvolta nella storia contemporanea dell’Azerbaigian, che li ha celebrati trionfalmen-te. La vittoria ha consentito inoltre a Baku di investire in maniera consistente nellaricostruzione dei territori riconquistati  23. Contemporaneamente, l’inaugurazionedel gasdotto trans-adriatico (Tap) – che ha il suo terminale in Italia – ha consentitoall’Azerbaigian di avviare una nuova fase della sua strategia energetica. Il ruolo diBaku come fornitore chiave dell’Unione Europea è stato confermato nel luglio2022 da un protocollo d’intesa frmato dalla presidente dell’esecutivo comunitario,Ursula von der Leyen, per raddoppiare le importazioni di gas naturale azero por-tandole ad almeno 20 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2027. Anche a livelloeuropeo, quindi, l’interesse economico prevale sulla valutazione politica e moraledi un regime che, come ha scritto Audrey A. Alstadt, probabilmente la maggiorespecialista di questo paese, «spende milioni di dollari ogni anno per fare lobbyinge regali nelle capitali occidentali per migliorare la propria immagine senza peròcambiare le sue tattiche repressive» 24.Oltre alla collaborazione energetica con l’Europa, Baku è riuscita per alcunianni a consolidare quella strategica con Mosca. Diffcile pensare che il suo attaccoall’Alto Karabakh nel 2020 e 2023 sia avvenuto senza il consenso del Cremlino.L’Azerbaigian ha in effetti un ruolo decisivo negli sforzi della Russia per raggiunge-re i mercati iraniano, indiano e del Sud-Est asiatico attraverso il Corridoio di tra-sporto internazionale Nord-Sud. Ciononostante, i rapporti tra i due paesi sonomolto peggiorati negli ultimi tempi. Dapprima il grave incidente del dicembre2024, quando un aereo azero fu colpito a Groznyj dalla contraerea russa per pre-cipitare poi in territorio kazako con la morte di numerose persone senza che Mo-sca si sia scusata suffcientemente, almeno dal punto di vista di Baku. A metà del2025, inoltre, in seguito all’arresto di alcuni cittadini azeri in Russia, due dei qualisarebbero morti in seguito alle percosse ricevute, le autorità dell’Azerbaigian hannoarrestato a Baku diversi cittadini russi, e sono stati cancellati anche tutti i concertie gli eventi culturali con artisti russi. Una reazione apparentemente sproporzionata,spiegabile in primo luogo con la volontà del presidente Aliyev di non tollerare al-cuna offesa all’orgoglio nazionale dell’Azerbaigian, ormai ipertrofco dopo anni disuccessi economici, politici e militari. Il paese si sente infatti proiettato in una di-mensione politica superiore e vuole mostrarlo in maniera eclatante. Si può inoltrepensare che questa crisi possa essere utilizzata anche per infuenzare positivamen-te l’Europa, a sua volta in rotta con Mosca e che, pur collaborando sempre più conBaku nella sfera economica, ne critica le repressioni politiche e le distruzioni delpatrimonio artistico armeno.Tuttavia, è anche possibile leggere l’attuale crisi azero-russa in una prospettivapiù ampia, economica e strategica al tempo stesso. Questo riguarda anche il corri-

doio di Zangezur, che costituisce potenzialmente una rotta di grande importanza peril commercio tra Europa e Asia, e nel quale la Russia ha cercato a lungo di avere unruolo di supervisione. L’accordo dell’8 agosto prevede invece il controllo statuniten-se del corridoio, indebolendo seriamente la posizione di Mosca nel Caucaso meri-dionale e aggravando la crisi politica dell’Iran. In questo senso il corridoio di Zange-zur è diventato un elemento chiave del panorama geopolitico del Caucaso meridio-nale, inserendosi in una più ampia competizione per il controllo strategico della re-gione. La crisi delle relazioni azero-russe andrebbe quindi letta come parte del ten-tativo occidentale di ridurre il ruolo di Mosca nello spazio post-sovietico 25. Il miraggio dell’Europa Questo scenario, tuttavia, non è ancora consolidato. Infatti, se riuscisse a usci-re dal confitto ucraino in maniera soddisfacente, Mosca potrebbe tornare ad avereun ruolo più attivo nella regione. In tal caso non è da escludere che l’Armeniapossa riconsiderare almeno in parte la propria politica estera, riprendendo a colla-borare con la Russia, in primo luogo nella sfera della sicurezza. Il recente peggio-ramento dei rapporti tra Russia e Azerbaigian potrebbe contribuire a un’evoluzionedi questo genere, in qualche maniera prefgurata dall’assenza di Aliyev e dallacontemporanea presenza di Pashinyan alla parata del 9 maggio a Mosca 26. Unaprospettiva di questo genere consentirebbe alla Russia di rivitalizzare il rapportocon l’Iran, gestire la concorrenza della Turchia, arginare le crescenti ambizioni diBaku e limitare la penetrazione occidentale, soprattutto statunitense vista la perma-nente inconsistenza dell’Unione Europea.Alla luce della situazione attuale appare quindi poco opportuno fare previsionitroppo nette sull’evoluzione di una regione che mantiene appieno la sua tradizio-nale condizione di faglia geopolitica. La stabilità del Caucaso meridionale e le suepotenzialità di sviluppo dipendono in effetti dall’equilibrio con cui gli attori internied esterni sapranno gestire una situazione che resta estremamente complessa. Sen-za dubbio, dopo circa due secoli di inserimento nello spazio politico e culturalerusso-sovietico i paesi del Caucaso meridionale si stanno avviando su altre vie, cheperò sembrano portare non tanto verso l’Europa – lontana e poco interessata –quanto a un crescente avvicinamento alle dinamiche tormentate del Medio Oriente. Parte IIInon c’è## ITALIA SENZA

Il mare nostrum è diventato decisamente aliorum. In particolare,della Turchia. La Russia cerca nuove posizioni strategicheguardando a Libia e Algeria. La Nato si concentra solo sull’Est.Eppure, il Mediterraneo resta cruciale per proteggerci.